Preg.mo Signor Roma, 6 marzo 2007
Renato Nicetto
Presidente F.I.C.
R O M A
Caro Presidente,
con rammarico, ma con assoluta convinzione, rassegno le mie dimissioni da consigliere federale della F.I.C.
Dopo due anni devo purtroppo definire insormontabili le divergenze sulla conduzione del canottaggio italiano.
Riassumo quello che più volte ho avuto occasione di manifestare, in Consiglio e fuori.
1) Il canottaggio italiano, grande sul piano tecnico e dei risultati agonistici, è debolissimo verso l’esterno, nel mondo dell’industria, della finanza, dei media, della pubblicità.
Il canottaggio italiano vince, ma non conta nulla.
A questo doveva, con priorità assoluta, dedicarsi il Consiglio Federale.
2) Avremmo dovuto predisporre ed attuare un progetto generale ed organico di sviluppo, che coinvolgesse tutte le nostre componenti e le nostre attività, stanziasse risorse adeguate ed intorno al progetto organizzasse una strategia aggressiva di comunicazione e di espansione.
3) Nulla di tutto questo è avvenuto. Tutte le mie proposte in questa direzione sono state espressamente respinte o accantonate e con dispiacere ho dovuto anche votare contro o astenermi
sui bilanci preventivi 2006 e 2007.
4) Non esiste un piano marketing, la comunicazione va avanti in maniera stentata, artigianale e senza risorse adeguate, la ricerca di nuovi sponsor significativi è fallita, per i master l’attenzione è casuale e distratta, i campi di regata presentano carenze desolanti.
Si campa alla giornata solo con i finanziamenti CONI, inseguendo confusamente
un giorno il coastal-rowing e il giorno dopo il gig o le regate sprint, senza una visione d’insieme e senza soldi.
I risultati? Il canottaggio italiano è fermo da anni, nel numero dei praticanti e delle società affiliate.
5) Inadeguata sul piano politico, la condotta del Consiglio Federale sta anche rischiando di compromettere il settore tecnico.
Il comportamento tenuto verso due grandi professionisti come Giuseppe La Mura e Beppe De Capua è stato indecoroso: contorsioni, incertezze, ripensamenti, scarsa linearità ed assoluta mancanza di chiarezza.
Anche a questo andazzo ho cercato di oppormi, senza esito alcuno.
Auguro grandi successi al terzo Direttore Tecnico in soli due anni, Andrea Coppola, bravissimo e di grande prestigio.
C’è solo da augurarsi che riesca a scansare ed a contenere l’instabilità della dirigenza federale.
6) A tutto questo si aggiunge, sul piano personale, l’impossibilità di superare il comportamento prevaricante ed arrogante adottato dalla maggioranza pro tempore del Consiglio Federale subito dopo le elezioni di Tirrenia.
Una vicenda inaudita e mai riscontrata nella sfera dirigenziale del canottaggio italiano.
Ed il degrado nello stile e nell’aspra contrapposizione prosegue, coinvolgendo anche iniziative ed attività sportive.
Mi trovo a disagio in questo organo federale, a contatto con persone che mi procurano disagio e verso le quali ho maturato una sincera disistima.
7) Nell’era della comunicazione, il canottaggio italiano conduce una politica introversa ed autoreferenziale.
Un’altra battaglia che ho perso è stata quella di aprire il sito federale alla pubblicazione dei verbali delle riunioni di Consiglio, agli interventi dei dirigenti e delle Società, al contributo dei tecnici e degli atleti.
Niente da fare: il sito resta il bollettino ufficiale ed ortodosso della FIC, con il corredo dei filtri alle opinioni ed i benestare preventivi alla pubblicazione.
Caro Presidente, questo è quello che penso.
Voglio bene al canottaggio italiano, del quale resterò sempre un grande appassionato.
Spero che trovi presto i dirigenti che meritano il suo valore tecnico, la sua storia, la sua grande tradizione.
Io non me la sento più di continuare a ricoprire un incarico che giudico inutile ed improduttivo.
Cordiali saluti.
Massimo Guerrieri Paleotti