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di Maurizio Ustolin Sentiti un pò gli umori dei club remieri piccoli e medio-piccoli, lo zoccolo duro del nostro canottaggio, non ho potuto far a meno di constatare lalto indice di difficoltà finanziaria in cui versano la maggior parte di essi. Il canottaggio, è inutile nascondercelo, è uno sport molto oneroso, e ciò è quanto si evince dai bilanci dei club remieri italiani. Non mi vien dato di sapere in quali condizioni si trovino le società di canottaggio del resto dEuropa, ma se dovesse trattarsi di situazione comune, sarebbe bene intervenisse anche la FISA.Più volte il maggior organismo internazionale del canottaggio si è preoccupato della diffusione dello sport del remo tra nazioni presso le quali questa disciplina non era ancora praticata, e ritengo che, nazioni agli esordi, come del resto società agli inizi, potrebbero avere delle difficoltà a reperire i fondi per lacquisto dei materiali prettamente tecnici. Credo inoltre che i grossi impegni di spesa richiesti dallo sport del canottaggio siano discriminanti tra una società che ha le possibilità economiche per praticarlo e quelle che non ce lhanno. E paradossale volere il canottaggio non più come sport elitario, ma come attività sportiva aperta a tutti, e poi essere costretti a spendere le cifre (on solo per le attrezzature), che noi tutti conosciamo. Le voci del bilancio che creano
le maggiori difficoltà sono quelle degli acquisti delle
barche (e relativi remi), e le trasferte. In questo primo capitolo
ci occuperemo dei materiali, ed in particolare delle imbarcazioni,
indispensabili per la pratica del nostro sport. Abbiamo la fortuna
di avere in Italia due tra i migliori cantieri di imbarcazioni
di canottaggio al mondo (Salani e Filippi), con un terzo (Donoratico
3) che cerca di ritagliarsi uno spazio al sole del remo nazionale.
Le barche italiane sono indicate anche dagli stranieri come quelle
con il miglior rapporto qualità-prezzo attualmente sul
mercato, e la gradevolezza verso gli scafi prodotti nel nostro
paese da parte di molti club europei ne sono la conferma. Teniamo
presente che una società di canottaggio è costretta
ogni anno ad acquistare del materiale nuovo, quindi imbarcazioni
e remi di nuova fattura, questo per: Ma come fa, una società con un budget annuo di poche decine di milioni di lire a sostenere i ritmi che impone il nostro sport, tenendo poi conto che dallanno scorso, il contributo federale per lacquisto mate-riali è venuto a mancare, e che quindi limbarcazione devessere pagata per intero dalla società o da chi per essa? Quando una società acquista
unimbarcazione, da chi viene pagata? In che modo può venire pagata
una barca? Prenderemo per questa nostra indagine
lesempio della barca più piccola, e quindi per certi
versi meno costosa: il singolo. Quanto costa un singolo? Il prezzo di un singolo italiano varia tra i sei e gli otto milioni, remi esclusi. Concordo con i titolari delle maggiori aziende costruttrici di questi scafi che lalta tecnologia eleva i costi (peraltro più bassi di circa il 30% rispetto i tedeschi Empacher). Mi si dovrà però dare atto che una società che sceglie di spendere 8 milioni per uno skiff, (e ciò si verifica soprattutto quando si è in possesso di uno sculler di buona levatura), difficilmente farà altri acquisti importanti per quella stagione. La mia domanda allora è: Ci si può "accontentare" di un singolo che presenti caratteristiche essenziali, ma che costi anche molto meno? (Generazioni di canottieri hanno remato sui tanto criticati "Maradona" o sui Veb, imbarcazioni non certo sofisticate). E ancora, diamo a tutti il singolo Top, o lo riserviamo agli atleti di una certa affidabilità agonistica? Da questi quesiti, a mio avviso piuttosto interessanti, è nato linteresse per le barche cosiddette economiche. Ho provato a volgere il mio sguardo allusato, ma in molti casi o la differenza di prezzo con il nuovo era soltanto marginale, o venivano proposti degli scafi decisamente di scarso valore tecnico. Che cosa volevo? Un singolo che avesse le seguenti caratteristiche: - Caratteristiche tecniche simili alle barche Top; - Barca con la quale potersi allenare, ma anche gareggiare; - prezzo basso. E allora? Ho testato due imbarcazioni: un singolo della ditta PROLIKO della Rep. Ceca ed un SALANI, due barche dai costi allettanti, aggirantisi sui tre milioni. Entrambi i singoli sono stati costruiti per portare atleti tra i 60 ed i 70 Kg. Le caratteristiche sono dettagliate nello schema seguente: PROLINKO Costruzione: La struttura dello scafo è di tipo a sandwich, costituita da resina e fibra di vetro, uno speciale tessuto dellEURO-COMPOSITES, con alcune parti rinforzate dal carbonio. In acqua: il Proliko, dalla forma cosiddetta "a banana" è una barca tutto sommato onesta che pecca un pò nelle rifiniture, ma è adatta ad un vogatore alle prime esperienze, e per le categorie dei più giovani. Il rendimento è abbastanza buono. Non presenta dalle forti differenze con barche di concezione primi anni 90, mentre è un pò superata rispetto a quelle di nuovissima concezione. Il prezzo ne fa però un ottimo scafo per gli allenamenti, per le gare meno impegnative, e sprattutto quando non sono richieste prestazioni al top. SALANI Costruzione: La barca italiana è costruita in tessuti di vetro, termino e resina epossidica con la tecnica del sottovuoto. Nastri di carbonio sono stati posizionati nel senso longitudinale dellimbarcazione per garantire una sufficiente rigi-dità: A richiesta è possibile avere le scarpette sulla pe-daliera e dei bracci più robusti forniti di quinto tubo. In acqua: Il Salani presenta delle ottime rifiniture per le quali daltra parte il Cantiere di Limite è conosciuto. E unimbarcazione che offre la possibilità di tutte le regolazioni, uno scafo robusto che viaggia bene sullacqua, offrendo una buona rigidità, se si considerauna minima presenza di carbonio. Se qualcuno pensasse di poter acquistare in sostituzione questo tipo di imbarcazione al posto delle barche Top, si sbaglia, ma è comunque a mio avviso un ottimo scafo per gli allenamenti e le regate giovanili e regionali: adatta per i principianti e le categorie giovanili, ottimo mezzo da diporto per i soci. CONCLUSIONI E sufficiente essere presenti sui campi di regata italiani, o assistere alla TV alle manifestazioni internazionali per stabilire con precisa esattezza quali sono le barche migliori. I colori sono sempre quelli: il giallo, il bianco ed il celeste. Io credo però che possa esistere una nuova parte del mercato (allestero già esiste), che si occupi delle barche economiche, e non per questo meno efficienti, ed i due scafi che in queste poche righe ho presentato, ne sono la conferma. Entrambi i singoli si possono visionare a Muggia (TS) presso la S.N. Pullino, previo appuntamento.
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