Curriculum descrittivo del Tecnico 3° Livello F.I.C.
Giovanni ( Gianni ) Sardella Nato a Monopoli il
18/06/44
Sono nato
al Canottaggio nell’ormai lontano 1960 nel Circolo Canottieri Pro-Monopoli
fondato nel 1905 ed ubicato in una delle calette costituenti il porto della mia
città: la Cala delle Batterie, detta così per i bastioni muniti di cannoniere
delle antiche fortificazioni di Carlo V che lì si ergevano fino alla fine
dell’800.
Il
Canottaggio a Monopoli appartiene a tutti; non c’è famiglia che non annoveri
fra i suoi membri almeno uno che abbia praticato e pratichi questo Sport.
Canottaggio e mare, azzurro, sole e remi bianchi fasciati di rosso qui si
mescolano così tanto e da così tanto tempo da costituire un tutt’uno
inestricabile che dà vita e fisionomia a quest’antico angolo d’Italia,
sull’Adriatico meridionale, sul mare di Ulisse ad un passo dall’oriente greco.
Nel Circolo
Pro-Monopoli ho fatto di tutto: l’atleta, il consigliere, il segretario,
l’allenatore, il bidello, il conducente di automezzi e quant’altro un membro di
ogni buona famiglia deve saper fare per onorare e dare lustro al proprio
gruppo.
Gli anni
’60 videro con la loro fine anche quella del famoso “Trofeo G. Caccavallo”, una
gara in mare aperto, a tappe, che univa S. Maria di Leuca a Bari e che nelle
ultime edizioni ( quella del ’69 mi vide come protagonista ) fu accorciata
piochè il percorso andava da Barletta a Monopoli per complessivi 100 Km di
lunghezza.
In quel
clima da Canottaggio “eroico”, da banco fisso, con barche dai lunghissimi remi,
sudore e muscoli rilucenti sotto il sole estivo di Puglia, si svolse la mia
lunga iniziazione al nostro Sport.
Sotto la
giuda di Allenatori più esperti di pratica che di teoria il cui attivismo
generoso e disinteressato faceva da contrappeso ad una quasi totale mancanza di
competenze tecnico-scientifiche, si remava per ore, in mare aperto, tra cielo e
onde, nelle prime o nelle ultime ore del giorno per schivare i raggi del sole
dardeggiante, in piena solitudine.
Sui banchi
fissi delle baleniere o nella migliore delle ipotesi sui quattro Jole, non
avevamo con noi neppure una bottiglia d’acqua; durante l’allenamento non si
doveva bere e bisognava respirare soltanto dal naso: Programma di allenamento?
Remare, remare e basta facendo magari a gara con qualche peschereccio
rientrante dalla battuta di pesca. Alla fine dell’estate eravamo neri come
carboni e con le mani ed il sedere pieni di callosità da ostentare come trofei.
La fine del
sopramenzionato “Trofeo G: Caccavallo” e l’inizio degli anni ’70 segnano per me
e per noi di quaggiù l’esordio della nuova era; stava per iniziare uno dei
momenti più importanti e stimolanti destinato a raggiungere il massimo con la
Presidenza Federale del compianto Paolo d’Aloja.
Risale a
quelli anni il mio primo entusiasmo per lo studio e la divulgazione del
Canottaggio confortato e sostenuto da un’idonea cultura scientifica dei corsi
per Allenatori sempre meglio organizzati dagli organi federali.
Iniziai a
frequentare il mio primo corso presso il Cus Bari, ebbi modo così di conoscere
il Prof. Giovanni Postiglione, quindi due anni dopo, frequentai a Piediluco,
presso l’hotel Casalago ( il Centro Federale doveva ancora venire ) il corso
per Allenatori di II categoria aventi come docenti: Thor Nilsen ed i Maestri dello
Sport De Beppe Capua, Mauro De Santis e Franco Parnigotto.
Continuando
a dividere il mio tempo fra scuola ( come insegnante di Scienze, Chimica e
Geografia ) e Canottaggio conseguii successivamente anche il diploma di 1°
Livello ( attuale 3° Livello ) frequentando il corso presso il nuovo Centro
Tecnico Federale “Paolo D’Aloja” di Piediluco e sostenendone l’esame finale con
i maestri De Capua e Parnigotto.
Prima di
quest’ultima esperienza avevo, con molta passione, partecipato ad una lunga
settimana di studi, voluta dal C.O.N.I., per la creazione di Istruttori
Qualificati dei C.A.S. da poco costituiti.
Tornato in
Puglia divenni presto responsabile regionale del C.A.S. partecipando con essi a
numerose edizioni delle fasi regionali e alle indimenticabili finali nazionali
in cui si creava una stupenda atmosfera culturale e competitiva nonché un
sereno e proficuo clima di socializzazione tanto utile ai giovani.
La
personale convinzione che tra i bisogna sempre seminare abbondantemente e bene
senza attendersi dei risultati in tempi brevi rimane tutt’ora uno dei miei
convincimenti più profondi; bisogna lavorare con somma pazienza prima di
raccogliere.
Raccogliere
si, ma che cosa? Certamente medaglie, coppe, targhe e trofei sono da
perseguirsi in quanto esprimono tangibilmente la vittoria ma guai se
insegnassimo ai giovani che lo Sport finisce lì; ho sempre cercato e continuo a
diffondere modestamente i valori umani più alti e profondi che stanno dentro lo
Sport: lealtà, onestà, rispetto per l’uomo, amore per la fatica, generosità
salute fisica e morale, tutte cose che danno vero spessore alla nostra Civiltà
ed alla nostra Umanità.
Dopo essere
stato Istruttore Giovanile per quattro anni presso il C.C. Barion di Bari, sono
tornato fra i piccoli Canottieri della mia Monopoli dove spero di vedere ancora
per molte volte le prore ed i remi bianchi fasciati di rosso scintillare sulle
onde di Ulisse.
Gianni
Sardella