ADDIO AD AZELIO MONDINI

 

 

La storia del mondo remiero italiano ha avuto due importanti periodi, il prima del 1945 ed il dopo, che magari andrebbe a sua volta suddiviso, ma farlo diventerebbe abbastanza impegnativo.

Diciamo che i primi sessant’anni di vita del canottaggio italiano furono vissuti sulla passione, sul pionierismo, alla costante ricerca del meglio, tenuto conto del peso economico, non minore allora di oggi, delle trasferte (con le barche spedite per ferrovia), dei contatti tra società e federazione, con l’autodidatticismo forzatamente imperante. E’ pur vero che negli anni trenta alcune posizioni di aiuto derivante dal peso che lo sport aveva nella situazione politica dell’epoca favorirono anche un miglioramento dell’operatività dei nostri canottieri, ma complessivamente fu un fattore abbastanza marginale.

Se andiamo alle alate cronache del periodo rileviamo che il canottaggio cresceva comunque per merito di pochi uomini e per grazia dei “soliti” quattro tecnici che venivano officiati dalla federazione all’incarico di coordinatore settoriale e si sobbarcavano l’onere di sovrintendere a più di una società, dove spesso alla passione di chi voleva vogare si contrapponeva una realtà tecnica “prettamente” dilettantistica. Non di meno ci furono grandi risultati.

 

Dal Bollettino Ufficiale del R.Rowing Club Italiano marzo-aprile 1920

Olimpiadi

In ottemperanza alle deliberazioni dell’Assemblea dei Delegati del 15 febbraio e della Direzione Generale del 28 marzo decorso, la Presidenza Federale ha compilato una lista di 15 nomi di persone  di riconosciuta competenza tecnica, tra le quali le Società affiliate dovranno eleggere per referendum la Commissione tecnica dei 5 che hanno dichiarato di accettare l’eventuale nomina.

A far parte della lista la Presidenza ha officiato i signori:

Caccavallo rag. Gaetano – Bari

Dainotti ing. Alfredo – Pavia

De Col  rag. Giovanni – Como

Delgiudice Scipione – Venezia

Fornero geom. Giuseppe – Piacenza

Galardelli Cesare – Firenze

Giovannetti avv. Massimo - Roma

Olgeni Cesare – Venezia

Pagliano Fiorenzo – Napoli

Piazza dott. Giulio – Piacenza

Sorrentino Edgardo – Trieste

I signori Gerli Luigi, Milano e Ceni dott. Cino, Firenze che ripetutamente richiesti, non hanno ancora risposto.

I signori Opezzi Ottavio, Torino; Tagliaferro Mario, Lecco; Baglioni Camillo, Milano; Squarzini geom. Nereo, Torino; precedentemente interpellati, hanno declinato l’incarico. Quanto prima saranno trasmessi alle Società gli stampati per il referendum e le modalità relative.

 

Fior di nomi, fior di campioni ed ottimi tecnici, che poi ritroveremo anche negli anni seguenti. In particolare voglio richiamare alla memoria, con deferente rispetto, il primo nome della lista dei candidati alla Commissione tecnica, il barese Gaetano Caccavallo, che fu l’artefice, ma anche protagonista, del quattro con timoniere (Paolo Diana, Giuseppe Nacci, Gaetano Caccavallo, Vittorio Narducci, tim. Clementino Sbisà) che ai Campionati Europei di Zurigo del 1901 conquistò la prima medaglia d’oro italiana. E che in seguito portò a grandi fasti la Canottieri Barion di Bari e poi, anche con grandi sacrifici personali, fu alla guida tecnica del canottaggio italiano, sino a morirne. Sì, perché proprio nella fase preparatoria delle prime Olimpiadi di Los Angeles del 1932, rientrando a casa, in treno, alla vigilia di Natale del 1931 fu vittima di un tragico incidente ferroviario.

 

L’Italia ottenne notevoli riconoscimenti e ricordiamo tra i tanti il grande exploit del 1927, quando lo “squadrone” azzurro agli “europei” di Como si impose alla generale attenzione con ben sei titoli. E nell’apertura della nuova stagione postbellica, pur in presenza di notevoli problemi l‘Italia nel 1949 agli “europei” di Amsterdam vinse 4 titoli, mentre l’anno prima alle Olimpiadi di Londra ben quattro equipaggi salirono sul podio [Oro al 4 senza Moto Guzzi, argento al due con Libertas di Capodistria, bronzo al due senza Baldesio Cremona e al singolo (R. Catasta) dell’Aniene Roma].

Prevedo le obiezioni: all’epoca il numero delle nazioni partecipanti era molto contenuto, mentre oggi la musica è diversa, ma il peso dei risultati e quindi dei meriti va rapportato alla situazione complessiva, sia numerica che qualitativa e quei risultati sono stati il viatico per la successiva crescita, sino a pervenire, in condizioni appunto ben diverse, ai risultati e alle prospettive di oggi.

 

Era la situazione di allora, naturalmente, era la condizione di una Europa “superiore”, che dominava e – forse non volontariamente – non si apriva ad altri paesi, fatto salvo il quadriennale confronto olimpico.  Il canottaggio negli anni successivi alla seconda guerra mondiale registrò gradatamente una esplosione di valori e di entusiasmi, anche per gli straordinari confronti che si accesero dagli anni sessanta in avanti quando furono varati i “mondiali”, con la partecipazione di nuove nazioni, che in alcuni casi vedevano in questo sport (di squadra) la possibilità se non di palesare la loro superiorità, di acquisire una sorta di prestigio politico, dimostrando di esserci e di voler essere portatori di valori di “serie A”. 

 

Parallelamente si svilupparono studi e documenti sulla tecnica di voga. La possibilità di osservare all’opera nuovi equipaggi che, magari finivano stressati, ma portavano al traguardo una bandiera poteva favorire il confronto, la valorizzazione delle risorse. Fattori che portarono le società remiere italiane, spinte anche dall’azione federale, a valorizzare una politica di crescita dei meriti tecnici, grazie alla disponibilità di una categoria di persone dotate di perspicacia, capacità di apprendere ma anche di dare, insomma una categoria di tecnici proiettai nel futuro di uno sport in costante espansione. Tra questi un uomo che nel tempo doveva assumere una posizione di rilievo, anche al di fuori del suo ambito associativo mantovano. Questi era Azelio Mondini, allenatore della Canottieri Mincio di Mantova,  i cui atleti (canottaggio e canoa) condusse a conquistare 135 titoli italiani, 6 Coppe Coni, con una trentina rivestiti di “azzurro”.

 

Azelio Mondini (nato a Borgoforte il 7 luglio 1923) nei suoi anni giovanili aveva alternato l’attività remiera con la “nobile arte”, il pugilato, in cui era arrivato anche alla “prima serie” dei dilettanti. Fortunatamente per lo sport remiero l’attività del “quattro con” [Mondini, Chinelli, Levi, Belloni, tim. Marongiu]  tra il 1937 e il 1940 fece maggiore presa sul suo animo. Poi la guerra, la difficile situazione del momento, in cui la sua dirittura morale non lo faceva scendere a compromessi e pagò duramente certe decisioni, ma la sua spina dorsale mai si piegò. Come mai si piegherà in seguito quando fondata [1971] l’Associazione Nazionale Allenatori di Canottaggio e Canoa portò avanti una difficile battaglia per il riconoscimento dell’opera di coloro che si impegnavano a guidare tecnicamente gli equipaggi, crescendo e formando uomini, portando nel rapporto tra società, atleti ed ambiente, spesso caricando totalmente gravose responsabilità sulle loro spalle, una serie di valori eccellenti anche sul piano morale.

 

Uomini, gli allenatori, che nella progressiva espansione della attività remiera nazionale, che seguiva di pari passo l’evoluzione mondiale, si sono dimostrati determinanti per il conseguimento dei risultati che oggi ancor più onorano il canottaggio italiano. Dal vivaio di Azelio Mondini, la cui opera alla Mincio viene proseguita dal figlio Norberto, sono usciti tanti atleti di rilievo, anche se spesso, per passaggi di società, l’etichetta di origine si sbiadisce. Tra i nomi rilevanti del canottaggio ricordiamo Enzo Borgonovi (Olimpiadi Montreal 1976). Più tardi un esile ragazzino di Marmirolo (alle porte di Mantova) sarebbe divenuto l’azzurro Marco Penna, olimpionico ad Atlanta, Sydney e Atene. E dalle giovani leve dell’immediato dopoguerra, quando ancora Azelio Mondini gareggiava, cominciarono a fiorire nuovi campioni. Così nel 1946, a 11 anni Renato Ongari, poi divenuto il grande protagonista del kayak, era al timone del “due con” di Mondini e Carlo Santini. E con il canoista Ongari alle Olimpiadi di Roma c’era un’altra pagaiatrice mantovana, Alberta Zanardi.

 

E’ giocoforza fermarsi, anche se con dispiacere, soltanto a queste scarne citazioni di atleti, di campioni, che hanno dato lustro alla Canottieri Mincio e allo sport remiero nazionale: tantissimi gli intervenuti all’estremo saluto al maestro. Estremo saluto al quale l’ ANACC è stata presente con il presidente Antonio Baldacci e numerosi colleghi, recando quale doveroso omaggio la bandiera sociale ed uno striscione (posto sulla bara) col nome dell’associazione. Ma le citazioni incomplete, o peggio le omissioni, sarebbero state, come era uso Azelio Mondini nei confronti dei comunque amici giornalisti, oggetto delle sue “proverbiali sfuriate” per la mancanza di precisione e rispetto degli atleti, sempre e comunque protagonisti. E non dimenticando questo suo imperativo e per dovere di cronaca ricordo tra i presenti il presidente onorario Gianantonio Romanini e il segretario del Comitato Lombardia Stefano Mentasti, che rappresentavano la Federazione Italiana Canottaggio con il direttore tecnico Beppe de Capua, mentre Oreste Perri rappresentava la Federazione Italiana Canoa Kayak.

 

Ferruccio Calegari

(socio onorario a.n.a.c.c.)