Intervista
pubblicata sul sito www.amoremare.it
“Noi tecnici: poco professionismo, grande professionalità”
Intervista a 360° con Antonio Baldacci, presidente
dell'Associazione Allenatori. Partiamo dalla situazione della categoria...
"La nostra caratteristica principale è questa: poco professionismo, molta
professionalità".
Ovvero...
"Sono molto pochi i tecnici che lavorano nel canottaggio a tempo pieno, ma
anche tutti gli altri si distinguono per competenza, passione, dedizione".
A che livello è la disoccupazione nel canottaggio?
"Disoccupazione non è il termine esatto. Ci sono molti tecnici che
prestano la propria opera part-time oppure in cambio di semplici rimborsi spese
perchè sono pochissime le società che possono permettersi un allenatore a tempo
pieno".
Come si può risolvere questo problema?
"La soluzione è difficilissima. Le società di canottaggio, purtroppo, non
navigano nell'oro: già fanno i salti mortali per consentire ai propri atleti di
fare attività, di prendere parte alle trasferte".
Giuseppe Abbagnale, in una recente intervista ad Amoremare, ha
detto che la Fic deve attivarsi per reperire nuovi introiti per il canottaggio.
Cosa ne pensi?
"Se parliamo di sponsor, la cosa mi trova piuttosto scettico. Il
canottaggio, rispetto ad altre discipline sportive, è particolarmente
svantaggiato: non abbiamo a disposizione uno stadio, una partita di una certa
durata che garantisca un ritorno sufficiente per gli sponsor. Tutto si risolve
in quegli ultimi 200 metri, in quei pochissimi secondi che portano gli
equipaggi all'arrivo. A meno che non si vogliano utilizzare maxi-schermi, ma il
problema da risolvere è sempre lo stesso: dove li troviamo i soldi per questo
tipo di attrezzature? Non possiamo certo pretendere che la Federazione li
reperisca sottraendoli all'attività".
Se almeno il canottaggio avesse un'immagine più popolare...
"Una grossa occasione, sotto questo punto di vista, è stata persa venti
anni fa con gli Abbagnale. Dovevamo sfruttare meglio, sul piano dell'immagine,
i grandi successi ottenuti da Carmine, Giuseppe e Peppiniello Di Capua".
Ma, sul piano dei risultati, il canottaggio anche oggi mica se
la passa male. Però viene sopravanzato di gran lunga da altre discipline che,
pur non vantando gli stessi successi agonistici, oggi godono di grande
popolarità. Il rugby, ad esempio: fino a qualche anno fa aveva visibilità zero,
oggi è tra gli sport più seguiti. Evidentemente quelli della palla ovale hanno
saputo lavorare bene sul piano dell'immagine, della propaganda. Giornali e
trasmissioni sportive adesso dedicano grande spazio a questa disciplina.
"Più che conquistare maggiore spazio nelle trasmissioni sportive, il
canottaggio dovrebbe a mio avviso trovare ospitalità in quei contenitori che
oggi sono maggiormente seguiti dal pubblico medio. L'obbiettivo è semplice:
dimostrare alle famiglie che il canottaggio è uno sport sano, che fa crescere
bene i giovani, in modo da indurre i genitori ad avvicinare i propri figli al
nostro sport".
In altre parole, un campione di canottaggio all'Isola dei Famosi
garantirebbe una propaganda notevolmente maggiore rispetto a dieci dirette su
Raisport Sat. Giusto?
"Rispondo con un altra domanda: secondo voi Giampiero Galeazzi, tanto per
rimanere nell'ambito del nostro sport, ha acquisito maggiore popolarità quando
faceva le telecronache di canottaggio oppure quando è andato a Domenica
In?".
Che altro si può fare per garantire maggiore popolarità e
diffusione al canottaggio?
Bisogna allargare la base agonistica, evitando soprattutto che tantissimi
atleti abbandonino l'attività - come avviene attualmente - dopo le categorie
giovanili. C'è una proposta di Mimmo Perna che merita di essere presa in
considerazione: la creazione di gare nazionali per gli atleti non di primo
piano, manifestazioni che consentano loro di gareggiare con una certa
frequenza. Un circuito di gare minori che, nello stesso tempo, potrebbe
raggiungere anche lo scopo di "disingolfare" l'attività di Piediluco
privilegiandone l'aspetto qualitativo".
In altre parole, un circuito di gare d'èlite a Piediluco e un
circuito diciamo di serie B su altri campi di regata. Ma c'è sempre il problema
delle spese per le trasferte...
"Si potrebbe ovviare facendo pagare agli atleti del secondo circuito una
quota sociale. La stessa federazione potrebbe contribuire all'abbattimento dei
costi mettendo a disposizione le barche sui campi di regata, evitando così che
le società le portino avanti e indietro".
Mario Corcione