Carissimo Antonio,

nel ringraziarti per la richiesta di pubblicare sul sito dell’ANACC le mie impressioni su “IL CANOTTAGGIO CHE VOGLIAMO”,  ti allego la nota che come ben sai mi è stata richiesta anche da Sergio Morana per CANOTTAGGIO VERO. Sono convinto che la divulgazione dei contenuti del nostro evento, nostro a buona ragione, in quanto il tuo apporto è stato come al solito appassionato e concreto, come peraltro quello di tutti gli amici che sono intervenuti, rappresenti una piccola ma significativa testimonianza di come si possa discutere e confrontarsi anche da posizioni diverse nel rispetto di ciascuno. L’auspicio è che questa esperienza possa riprodursi con sempre più ampio consenso in Toscana e perché no anche su base regionale allargata o nazionale. Un cordiale saluto.

Sergio Califano 

 

 

“IL CANOTTAGGIO CHE VOGLIAMO” parte da lontano, ma non troppo. Nelle occasioni più o meno recenti in cui ho avuto la possibilità di esternare il mio pensiero (Assemblea Nazionale, Assemblea Regionale Toscana e dibattito pre e post elettorale soprattutto dalla tua testata) al di là delle considerazioni legate al momento contingente, il filo conduttore era l’assunto che una Federazione piccola come la nostra se divisa non può che essere destinata a regredire. In conseguenza non ritenevo utile esacerbare la discussione, nella convinzione che tutti noi siamo mossi da intenti positivi anche se poi gli approcci ai problemi sono evidentemente diversi, rifiutandomi di credere che il nostro mondo voglia omologarsi alla peggior politica. Sono poi convinto che sia inutile, anzi dannoso accentuare le contrapposizioni. E’ vero, come ho già avuto modo di scrivere, che soluzioni unanimistiche realisticamente oggi non sono possibili, e nemmeno auspicabili, ma credo che nemmeno si debba operare con i criteri “politicanti”: qui non c’è un centrodestra o un centrosinistra, ma ci sono più visioni del canottaggio che possono e debbono convivere, perché altrimenti si compromette il tessuto stesso della nostra federazione. Ad esempio non vedo perché non si possa trovare un momento di sintesi tra chi sostiene l’importanza del canottaggio “ricreativo?”, “amatoriale?”, insomma non agonistico che pure rappresenta a mio avviso un obiettivo strategico per la diffusione e sostegno del nostro sport e chi finalizza invece l’attività alle medaglie, perché il CONI finanzia solo la preparazione olimpica. Nel mio ultimo intervento sulla tua testata scrivevo che il mio proposito era di valutare laicamente l’operato del Consiglio Federale e del suo Presidente e se possibile partecipare ad un dibattito costruttivo sull’oggi e sul domani della nostra Federazione e per favore, non più su ieri. E concludevo con un appello sulla politica del fare e soprattutto del fare condiviso.

E’ con questo spirito di servizio che mi sono riavvicinato al canottaggio essendo ben consapevole che comunque il percorso intrapreso non è agevole, ma chi mi conosce bene sa che mi diverto solo con le cose difficili….

Peraltro gli  eventi seguiti al rinnovo delle cariche elettorali nazionali hanno “au contraire” determinato una situazione affatto diversa. Il dato più impressionante per me è che aleggia nel nostro piccolo mondo un diffuso risentimento anche personale verso molti degli attuali esponenti dei vertici federali (che a mia memoria non trova precedenti) e il disorientamento rispetto alle vicende tecniche con il timore che tutto ciò possa portare al ripetersi di lacerazioni, divisioni, piccole beghe che tanto hanno recato danno al canottaggio in anni ormai lontani. E, lo dico senza alcuno spunto polemico, non sono stati di aiuto certi atteggiamenti dei “vincitori”.  Ad esempio la completa disattenzione sostanziale della Consulta (gli ultimi recenti eventi ne rappresentano una prova incontrovertibile) è a mio avviso un errore gravissimo quand’anche trovasse giustificazione formale nell’applicazione dello Statuto, come pure un ostracismo tanto incomprensibile quanto autolesionista da parte della attuale Direzione Tecnica nei confronti degli organi ufficiali del Comitato Toscano, che non giova per primo all’interessato, ma soprattutto al ricrearsi di un clima positivo. Ma anche questo caso a ben vedere è la risultante di una sostanziale inadeguatezza dei vertici politici che in una sorta di “maledizione dell’Area Tecnica” non riescono, pur cambiando le persone, ad affermare il primato della politica sulla tecnica, tranne che non si debba pensare (ma mi rifiuto di crederlo!) che questo atteggiamento nasca da un preciso input politico.

Mi scuso per questo “riassunto delle puntate precedenti”, ma era a mio avviso necessario per inquadrare “IL CANOTTAGGIO CHE VOGLIAMO”. Infatti quanto è accaduto a livello nazionale ha inciso profondamente anche sul Comitato Toscano. Per meglio dire l’Assemblea Nazionale elettiva ha fotografato l’impietosa realtà della assenza di coesione tra le Società Toscane, e la conseguente assenza di una strategia condivisa: infatti sono stati espressi ben tre candidati, ciascuno schierato per altrettanti candidati alla Presidenza e nessuno di questi è stato eletto. Per di più all’Assemblea elettiva regionale si è riproposta la frammentazione con tre candidati alla Presidenza. A questo punto,  sancito il fallimento politico della precedente gestione del Comitato, lo sforzo di due dei tre candidati (l’altro era il Presidente uscente, che evidentemente non condivide questa analisi) e di coloro che li sostenevano è stato quello di creare le premesse per una ripresa di un dialogo costruttivo tra le società toscane per il superamento di sterili contrapposizioni, tanto è vero che prima delle votazioni i due (Alfatti e Faggioli) dichiaravano la piena disponibilità a collaborare anche in caso di sconfitta, il che è puntualmente avvenuto. Consentimi a questo punto una piccola autocitazione a conferma della convinzione delle nostre motivazioni: il sottoscritto che come ben sai non è stato eletto neanche al Consiglio Regionale, ma si era chiaramente schierato per un cambio di gestione, in quella stessa sede riconfermò la sua volontà di collaborare al di là del risultato, se ovviamente ciò fosse stato reputato utile, e anche questo sta puntualmente avvenendo. Al di là dell’elezione di Faggioli è quindi lecito affermare che una significativa maggioranza delle Società Toscane  ha condiviso questa linea politica. Da quel momento l’attività del Comitato si è sviluppata su più fronti. Non voglio però fare invasione di campo su questo argomento perché meglio di me possono senz’altro illustrare il lavoro svolto coloro che lo stanno sviluppando in prima persona. Per quanto mi riguarda invece, oltre alla collaborazione con il Comitato per gli aspetti più tipicamente professionali (di servizio) ho lavorato in pieno accordo e condivisione di intenti all’elaborazione di questo seminario che forse un po’ “pomposamente” o sull’onda del ritrovato entusiasmo abbiamo voluto etichettare come un “progetto per la rinascita del canottaggio toscano”. Che però (i risultati lo dimostrano!) non deve a nostro avviso rinascere da un punto di vista agonistico, anche se in questo campo molto e di più si può e si deve fare, ma deve ritrovare una politica condivisa, che consenta di superare una crisi non solo numerica che peraltro segue un trend nazionale (purtroppo non ero catastrofista quando affermai anche in assemblea nazionale che i tesserati stavano diminuendo), di contrastare un appannamento di immagine e di formulare nuove strategie per affrontare il mondo che ci circonda che sta camminando molto più velocemente di noi. E’ impressionante ad esempio, almeno per me, il dato che il fitness ha superato in numero di tesserati il calcio ed è dato ormai consolidato che la richiesta della stragrande maggioranza delle persone è non di agonismo ma di attività fisica per stare bene, tanto è vero che anche il MIUR ha diramato negli ultimi anni circolari che vanno in questa direzione, privilegiando la pratica motoria rispetto all’agonismo. Se non comprendiamo come si sta evolvendo la nostra società, difficilmente saremo in grado di evitare una progressiva regressione non tanto dei nostri atleti agonisti (che peraltro sta verificandosi e a carico proprio delle categorie maggiori, che spesso abbandonano del tutto il canottaggio) ma soprattutto dei soci reali e potenziali verso i quali la capacità di attrazione in termini di offerta diversificata è attualmente così insignificante per la gran parte delle nostre Società da rendere velleitario qualsiasi paragone con altre realtà strutturate e spesso non collegate allo sport come tradizionalmente lo intendiamo che operano in tale ambito. Non  a caso infatti nella presentazione della mia candidatura a Consigliere Federale propugnavo “la formulazione di una efficace strategia di marketing, che non può non passare attraverso una radicale riformulazione della natura stessa non solo dell’evento gara legato al canottaggio, ma anche dell’appeal del nostro sport verso la popolazione e quindi lo studio di soluzioni per ampliare la base di praticanti non agonisti, o meglio “occasionali” del canottaggio: ciò in considerazione anche che la domanda di sport in Italia è profondamente cambiata (basti l’ultima indagine ASSOSPORT del 2004) con un incremento di praticanti attività fisico sportive che il mondo dello sport tradizionale nel suo complesso non è stato in grado di intercettare. Sono infatti richiesti nuovi modelli gestionali e propositivi che vadano incontro ad una utenza motivata all’attività fisica ma non all’agonismo.”

In questo contesto e con questi presupposti  “IL CANOTTAGGIO CHE VOGLIAMO” che impropriamente è stato definito convegno, nasce quindi dall’idea che in presenza di un movimento alla ricerca di una coesione a livello regionale che nell’ultimo quadriennio si era del tutto persa e in presenza di difficoltà operative sempre maggiori, la politica del Comitato regionale potesse e dovesse essere la risultante di una consultazione più ampia possibile per esaltare i punti di accordo e smussare i punti di attrito per l’individuazione di un percorso condiviso. Ma soprattutto doveva rappresentare l’occasione per dare voce “senza rete”, cioè senza scalette preordinate e “censure preventive” a tutti i partecipanti che sarebbero stati liberi di introdurre nuovi argomenti oltre quelli suggeriti come traccia e di definire le priorità nell’ambito di quelli indicati, concorrendo così realmente all’elaborazione del progetto. Per questo “IL CANOTTAGGIO CHE VOGLIAMO” voleva e vuole essere un Seminario aperto ai protagonisti di tutti i giorni del nostro sport per discutere ed elaborare progetti e strategie per lo sviluppo del canottaggio toscano. A buona ragione quindi non è stata incoraggiata la partecipazione di rappresentanti di Società non Toscane, che sia pure in numero esiguo (ma non era stata svolta alcuna iniziativa pubblicitaria mirata in tal senso) avevano avanzato richiesta al Presidente Faggioli, mentre evidentemente si è valutato quale atto di cortesia il non rifiutare l’adesione di esponenti federali, quali Guerrieri, Barabino e Morabito (quest’ultimo peraltro ben presente nella realtà toscana e quindi comunque “avente diritto”), del rappresentante del CONI Provinciale di Firenze, peraltro di estrazione remiera, nonché del Presidente dell’ANACC (Antonio Baldacci, peraltro anche lui avente ottimo diritto). Per completare il quadro dei partecipanti vi erano poi rappresentanti degli arbitri e atleti toscani.  Questa iniziativa che è nelle nostre intenzioni ripetere a metà del quadriennio per una verifica di indirizzo e al termine dello stesso per il doveroso consuntivo, ha senza dubbio risentito di “diffidenze” verso un modo di interagire assolutamente non usuale per il nostro mondo e forse anche degli strascichi delle vicende locali e nazionali cui prima accennavo. Nondimeno la forza dell’evento è stata quella di dimostrare che la strada è percorribile. Se devo giudicare dall’attenzione e coinvolgimento dimostrati  (tutti i partecipanti sono ripetutamente intervenuti e  tutti sono rimasti sino alla fine dei lavori, durati circa 8 ore con la sola interruzione della pausa pranzo) e dai consensi ricevuti al termine anche da coloro che all’inizio avevano manifestato una certa diffidenza (per inciso sull’onda dell’entusiasmo per la bella giornata qualcuno ha definito l’evento un “brainstorming”); ecco, se devo tener conto di tutto ciò l’iniziativa ha avuto senz’altro successo e ha dimostrato che esiste un modo alternativo per confrontarsi, anche duramente,  e per superare le divergenze e trovare i punti di unione più che di divisione.

Al di là del documento conclusivo formale, che pure ha una sua sostanza e importanza e che sarà portato alla discussione del Comitato, potendone rappresentare un elemento ulteriore di supporto all’elaborazione delle politiche per il quadriennio, nella mia opinione sono emersi alcuni spunti di notevole interesse che potrebbero essere oggetto di discussione anche in ambito nazionale: su tutti l’invito a “FARE SISTEMA”. E’ stato questo il leit motiv della riunione, che i presenti hanno in pieno accordo individuato quale unico o almeno più efficace modo per affrontare le sempre maggiori difficoltà di uno sport come il nostro, già “elitario” per estrazione e forse anche per convinzione, in un contesto di grande competizione non più solo proveniente dalle altre discipline ma da fenomeni ben più evidenti e rilevanti (quali ad esempio il fitness cui sopra accennavo). Va notato che nella nostra regione il fitness e gli Enti di Promozione, ma anche -per alcune realtà locali- le discipline affini (pali remieri, sedile fisso) stanno sviluppando una politica molto “aggressiva” che si sta concretizzando in un costante incremento di tesserati e praticanti a scapito di molte discipline tradizionali e anche del canottaggio. Infatti il canottaggio Toscano non si sottrae al trend nazionale (come è stato impietosamente rilevato nella riunione dall’escussione dei dati sul tesseramento) di diminuzione dei praticanti (-4,8% contro il -5,4% nazionale nell’ultimo anno).

E’ stata poi altrettanto condivisa la richiesta di una maggiore apertura delle nostre Società a quello che in Toscana viene definito “il sociale” ovvero ad una politica di promozione del nostro sport e della  attività delle nostre società quale strumento per l’attuazione di politiche di prevenzione fortemente incoraggiate dalla Regione, ma anche in ambito nazionale (gli ultimi PSN ne sono testimonianza), verso patologie di rilevanza sociale che beneficiano dell’attività fisica (su tutte l’obesità, che in Toscana, peraltro nel rispetto anche in questo caso di un trend nazionale, vede il 35% dei ragazzi tra i 6 e i 13 anni in sovrappeso o francamente obeso e che non svolge alcuna attività motoria). In tal modo verrebbe a rafforzarsi il ruolo sociale, la mission che qui in Toscana è fortemente sentita e condivisa dalle Società più grandi e importanti a quelle più piccole: il canottaggio disciplina formativa prima che occasione per vincere e primeggiare. Il che beninteso non vuol dire rinunciare all’obiettivo agonistico, ma creare nuove opportunità di ampliamento della base di praticanti e della diffusione della pratica del canottaggio, oltre alla considerazione che promuovere un progetto su base regionale può voler dire anche accedere a risorse finalizzate.

Come pure si è ipotizzato lo stabilirsi di sinergie coordinate con il mondo della scuola e universitario.

E’ stato conseguentemente posto l’accento sul ruolo “di servizio” che il Comitato dovrebbe assicurare, ovvero informazione qualificata a supporto delle società sui temi di interesse per la gestione, anche se per la verità almeno in Toscana il C.O.N.I. sia a livello regionale che provinciale molto concretamente sta lavorando in questi ambiti. Al Comitato è stato chiesto di farsi parte diligente presso le istituzioni locali per un’azione di supporto all’attività delle Società, ma è vero che ciò potrà avvenire solo se le Società troveranno comunanza di intenti talora anche a scapito di interessi particolari: in concreto la sensazione è che più che la singola società possa risultare maggiormente attraente un sistema –canottaggio che pur caratterizzato da aspetti peculiari nelle singole componenti dovrebbe trasmettere ed assicurare elementi di comunicazione, organizzazione  e valori comuni da tradurre in una offerta adattata alle esigenze dei “consumatori” di attività sportiva, creando nuove occasioni ed opportunità.

Circa poi le risorse più che dibattere su ipotetici quanto improbabili sponsor, si è forse prosaicamente, ma con molto buon senso, discusso su come si potessero contenere i costi di gestione delle società che in larga misura sono rappresentati proprio dalle trasferte per le regate. E le proposte avanzate saranno oggetto senz’altro di elaborazione da parte del Comitato, ma sarà necessaria una adeguata sensibilizzazione del Consiglio Federale che per esempio dovrebbe più che vendere, destinare le imbarcazioni e il materiale federale dimesso ai Comitati e/o Delegazioni che presentino progetti finalizzati di attività.

E’ stata poi ritenuta positiva l’esperienza tecnica regionale fino alla categoria cadetti, mentre si è discusso sulle difficoltà emerse nella gestione di una attività tecnica regionale per le categorie superiori che ha risentito dei personalismi tra i tecnici e ha talora creato problemi tra le società. Anche questo spinoso argomento è stato affrontato senza reticenze, anzi con chiarezza e talora con durezza, ma sempre con correttezza giungendo infine alla formulazione di una ipotesi operativa per superare questa situazione.

Con la stessa chiarezza si è dibattuto dei campi di regata in Toscana e dell’inadeguatezza della organizzazione delle manifestazioni. Anche in questo caso ne è scaturita una proposta netta, discutibile quanto si vuole, ma ampiamente e coerentemente motivata.

La formazione, altro tasto dolente, intesa come aggiornamento continuo, piuttosto che acquisizione di “patentini” o “diplomi”, è stata ipotizzata a livello regionale con la creazione di occasioni teoriche e pratiche per tutti, non solo per dirigenti e tecnici. Per esempio ricollegandosi al punto precedente si potrebbe avviare uno stage sul campo di regata per tutti coloro che intendono apprendere come si organizza o gestisce una manifestazione in tutti i suoi aspetti. Si è dibattuto anche sulla necessità di confrontare le diverse concezioni di metodologia di allenamento. Anche questo argomento che si poteva prestare a (sterili) contrapposizioni, è stato invece svolto molto laicamente. Non a caso infatti poco sopra ti ho espresso i miei forti dubbi sull’atteggiamento dell’attuale Direttore Tecnico nei confronti della Toscana. Il tentativo infatti di dividere il Presidente e gli organi rappresentativi dei tecnici dalle Società è a mio avviso un atto di indebita e immotivata ingerenza, e che soprattutto non aiuta alla ricomposizione di un clima costruttivo. Il fatto poi che una consistente parte dei tecnici toscani riponga ancora fiducia nei metodi del Dott. La Mura dovrebbe semmai essere di pungolo per apportare ulteriori, diversi e altrettanto attendibili elementi di conoscenza e approfondimento tali da generare una crescita complessiva del movimento: perché questo si avveri però si dovrebbe partire dal comune denominatore di rispetto reciproco per tesi che possono e devono trovare momenti di elaborazione e di sintesi. Da qui la proposta di promuovere un confronto anche in tempi separati (ma a me piacerebbe vederli insieme) tra gli esponenti delle diverse concezioni.

Sul doping, pur confermando la sensazione che il nostro mondo ne sia sostanzialmente esente, abbiamo ritenuto di dover proporre comunque l’adozione di strumenti semplici, ma si auspica efficaci per garantire le Società almeno sotto il profilo di tutela dell’immagine, nell’inopinato caso di atleti che assumano sostanze vietate per iniziativa personale, come peraltro purtroppo è già recentemente accaduto, anche se non in Toscana.

Le regole condivise hanno visto emergere una richiesta plebiscitaria di “governabilità”, intendendosi per tale la necessità che l’elezione del Presidente federale sia collegata ad una sua lista. E’ inutile sottolineare che le ultime vicende federali hanno un ruolo fondamentale in questa richiesta. Anche in questo caso però non ci sono stati spunti polemici. Un’altra proposta a mio avviso molto interessante che meriterebbe un approfondimento è stato quello di superare i confini spesso angusti dei Comitati e di creare delle macro aree che gravitino intorno a campi di regata efficienti, in grado di attirare pubblico alle manifestazioni e di fornire adeguate infrastrutture da condividere da parte delle Società per l’attività di tutti i giorni (con conseguenti economie di scala).

Come pure è stato ribadita la convinzione che la Consulta debba avere un maggiore riconoscimento formale ma soprattutto sostanziale. Questo rappresenta un passaggio fondamentale verso un vero decentramento ed un processo di reale democratizzazione del nostro mondo.

E’ chiaro che per questi argomenti tutti erano ben consapevoli che non dico la realizzazione, ma la stessa elaborazione non poteva esaurirsi in questa occasione, ma si sono ritenuti meritevoli di approfondimento per una successiva discussione allargata (questa si) anche all’esterno.

Una considerazione di carattere generale infine sulla metodologia da seguire per non far sì che queste idee restino sulla carta è stata quella di suggerire la creazione di Responsabili di progetto (o project manager, come ora è di moda).

Rileggendo questa mia mi sono accorto di essermi dilungato troppo, ma il poter raccontare anch’io senza rete finalmente di una bella esperienza mi ha preso un po’ la mano.

Voglio però concludere con le note dolenti dell’evento. E’ chiaro che avrebbe avuto più forza se le Società aderenti fossero state di più delle 10 riscontrate. Sarebbe facile per me dire che gli assenti hanno sempre torto, ma invece la mia preoccupazione e (sono certo) quella del Comitato è di comprendere le ragioni di chi ha ritenuto di non dover o voler partecipare. E’ questo un punto essenziale per poter realizzare compiutamente un coinvolgimento il più ampio possibile alla politica del Comitato. Forse il progetto deve essere spiegato meglio e più capillarmente, forse come qualcuno dei partecipanti ha detto è già importante che si sia svolto secondo le premesse e i migliori auspici, tal che saranno gli stessi partecipanti a riportare presso gli assenti la positiva esperienza ed a incoraggiarne la partecipazione ai successivi momenti di confronto. Quello che mi dispiacerebbe molto è se questa che io ritengo una

occasione di confronto e crescita per tutti venga omologata alle tante iniziative dove alle parole non seguono i fatti. Peraltro io condivido appieno l’opinione di chi (sempre tra i presenti) affermava che non poteva esserci miglior messaggio della traduzione nel “fare” di tutto questo “dire”, ed è quello che almeno per quanto mi riguarda rappresenta e rappresenterà per il futuro prossimo il mio intento.

Ti ringrazio per l’ospitalità.