TUTTI I GIORNI di Angelo Porcaro

Tutti i giorni, se segui il programma La Mura, sono mediamente più di otto le ore da dedicare all’allenamento. Se hai la pazienza di "spulciare" tra i programmi di Pantani, ti accorgerai che ben maggiore è il tempo dedicato al ciclismo e le cose non vanno certamente in modo diverso per lo sci di fondo e per il nuoto o per qualunque altra disciplina che, fondando le sue performances sulla resistenza, si eserciti al vertice.  Non siamo quindi in cattiva compagnia. Impiegare tanto tempo è una necessità derivata dagli attuali livelli dello sport mondiale.

Siamo in una fase della nostra civiltà sportiva ove è esaltato chi raggiunge l’eccellenza, colui che appare in tv da vincitore. Quel povero Rocca, slalomista certamente eccellente, vede le sue quotazioni calare paurosamente se arriva quarto, magari perdendo il podio per un centesimo. E questo è vero per tutti gli sport.

E’ sparita dalla TV l’atletica leggera per non aver prodotto "eroi", sale il volley perchè vincente e tiene sempre il calcio, ma solo grazie ai "fenomeni" stranieri. In questo clima di esasperato verticismo non è nemmeno pensabile che si possa ben figurare con un allenamento al giorno, fatto magari nelle pause del lavoro. L’impegno attuale, per poter con qualche speranza emergere, deve essere da vero professionista dello sport.

I canottieri, grazie ai gruppi militari, sono riusciti finora ad allenarsi come veri professionisti. C’è, però, una grossa e pericolosa differenza con gli altri: ci si allena da professionisti e si guadagna da dilettanti.

Ora voi penserete che non sto dicendo cose nuove o interessanti, e che questa situazione è nota e funziona da tempo.

Certo! Le cose stanno esattamente così, ma ora il sistema non regge più e bisogna correre ai ripari. Il sistema non regge perchè lo sport di altissimo livello presuppone un altissimo livello in tutte le sue strutture. Dovrebbero essere veri professionisti tutti coloro che in una maniera l’altra lavorano ed operano per il raggiungimento dell’obiettivo podio: atleti, dirigenti, tecnici.

E parliamo dei tecnici: otto ore al giorno per l’atleta presuppongono almeno 10 ore di impegno per l’allenatore.

E se alto è il livello dell’atleta, altrettanto alto deve essere il livello dell’allenatore (vi rimando all’esempio che più volte mi ha fatto La Mura: se Belgeri e Pescialli hanno vinto un mondiale, vuol dire che erano allenati da un tecnico di valore mondiale). Ma se dunque l’allenatore è necessario, se lavora quanto se non più dell’atleta, se è di altissimo livello, come mai deve essere pagato da "miserabile"?

A questo punto vorrei sottoporre al DT un paradosso: come mai il monte premi atleti è di 1300 milioni mentre di 70 milioni è la cifra destinata ai tecnici?

Ma ritorniamo al sistema che non regge più. Mentre lo sport si è evoluto, non altrettanto si è verificato per le società. I clubs, e sono la quasi totalità, si reggono sulle quote dei soci ed è questo il motivo per cui non potrà nascere mai un serio professionismo. Tra le tante conseguenze di una situazione "ibrida" dilettantistica-professionistica c’è che atleti di altissimo livello competono con veri dilettanti, con evidente danno per gli uni che non hanno stimoli e per gli altri che si vedono umiliati.

Nonostante i tentativi di La Mura di separare i due livelli (Combinata tris e Criterium degli assi) ufficialmente le cose sono ancora unite ed allora si assiste alla proposta di Marco Palma che, per contrastare lo strapotere delle FFGG, auspica la formazione di misti ai Campionati assoluti.lamura1.jpg (5732 byte)

No! Non è questa la via da seguire.

Occorre, secondo me, cominciare a sperimentare un doppio binario con un doppio livello qualitativo. Una tale separazione permetterebbe alle società di poter competere ad armi pari con società afflitte dalle stesse problematiche senza precludere la possibilità di passare al livello superiore ogni qualvolta le capacità consentissero di avere un armo "campione". E dall’altro lato i "campioni" correrebbero con i campioni, sviluppando ed esaltando sempre più le loro eccezionali qualità (ad esempio in gare riservate ad atleti che hanno indossato la maglia azzurra o in gare da disputare all’estero).

Allenatori di elevate capacità sarebbero cooptati da società che volessero fare del professionismo, mentre i tecnici che volessero mantenere la situazione attuale potrebbero comunque esercitare la loro "passione" senza per questo veder diminuire le loro possibilità ed i loro meriti.

Mi rendo conto che una "proposta del del genere è una rivoluzione ma, visto come vanno le cose, è da suicidi far finta di non vedere e di non sentire. Il mondo sportivo è cambiato ed il nostro canottaggio con esso.

I problemi, pur non essendo nuovi, si sono comunque ingigantiti per la prematura morte del TOTOCALCIO. Mentre la Nazionale soffre per mancanza di rimesse CONI, le Società, pur private dei contributi, stringendo la cinghia o aguzzando il cervello, proseguono nella loro opera meritoria di ricerca e sviluppo degli atleti.

Se, come si paventa, nel futuro dovranno essere le Società ad accollarsi le spese di tarsferta delle squadre nazionali, allora è bene precorrere i tempi, discutendo con i Clubs il tipo di attività che essi intendono svolgere, favorendoli e non limitandoli nell’attività (com’è a tutt’oggi quando li si esclude dalle gare nazionali). E non mi si venga a dire che tutto ciò non è vero dal momento che la partecipazione a tutte le competizioni aumentano, segno, secondo qualcuno, di alto gradimento. Chi dice di queste cose o non sta in mezzo a noi o mente, sapendo di mentire.

La verità è che le società non gradiscono di essere messe da parte dagli interessi della Nazionale e, pur riconoscendo che è una necessità far correre atleti di livello con atleti di livello, non gradiscono di essere relegate ad un ruolo di secondo piano. Si offendono tutte le volte che si verificano episodi del tipo "si corre la Combinata Tris e non la gara nazionale". Sono queste le cose che devono cambiare; occorre pari dignità ad entrambi i livelli.

Ma è vero tutto questo o è una mia fantasia? E’ vero, è vero!

Ma allora perchè non ci sono segnali oggettivi di questo malcontento? Ci sono, ci sono!

Basta stare sul campo ed ascoltare le invettive. Queste invettive non si concretizzano perchè i Comitati non funzionano e perchè la paura di ritorsioni è altissima. La gente mugugna e non appare ma, quando capitaI7.jpg (18342 byte) l’occasione, di esprimersi liberamente (nell’anonimato), spara. Guarda il referendum dell’anno scorso contro lo "sbarramento" e la ribellione di quest’anno contro la proposta dei misti.

Di quest’ultima proposta gli allenatori non hanno voluto prendere in alcuna considerazione i lati buoni che comunque ci sono ma, han deciso immediatamente per il no perchè è prevalsa in tutti la sensazione che si volessero ancora una volta favorire gli uomini della squadra nazionale a scapito delle società .

Concludendo:

Che per vincere un’Olimpiade occorra allenarsi ancor più che da professionisti è cosa oramai assodata ed accettata da tutti.

Che le società, per sopravvivere abbiano bisogno di attività che per necessità non può essere da professionista è altrettanto noto.

Ma allora perchè non si attuano provvedimenti che eliminino quegli ostacoli che al presente limitano l’attività sia al vertice che alla base? E’ necessario il vero professionismo?

Si! Ed allora mettiamo atleti ed allenatori nelle condizioni di essere veri professionisti.

E’ necessaria mantenere l’attività di base? (Quella per intenderci che costa poco)

Si! Ed allora facciamola con le dovute precauzioni e con il necessario entusiasmo.

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