Vogliamo accettare la verità?
di Giuseppe La Mura*
(da "La Voce dell'ANACC 2/98)

*Direttore Tecnico della Federazione Italiana Canottaggio


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Sonia Verhovez (Sisport Fiat Avio), si è appena laureata Campionessa d'Italia in 1x Ragazze 1998

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cascone, Panzarino, tim. Di Palma, quarti al Mondiali 97 di Aiguebelette

 

 

 

 

 

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Steve Redgrave (GBR), 4 ori olimpici
e 8 titoli mondiali

La preparazione aggiunge alla quantità di energie che l'atleta può sviluppare in relazione alla predeterminazione genetica delle sue qualità psicofisiologiche una ulteriore quota che sarà percentualmente diversa a seconda del metodo di allenamento usato.

Se 100 è la quantità di energia necessaria per ottenere la vittoria a livello mondiale, a 100 si può arrivare partendo, ad esempio, da 70, aggiungendo 30, o partendo da 90, aggiungendo 10.

Dopo che ogni metodologia ha raggiunto il suo massimo, entra in gioco il rendimento biomeccanico del gesto atletico che utilizza l'energia che l'atleta possiede. Il rendimento dipende dalla tecnica di voga e, perciò, varia con la qualità della tecnica usata. Quindi, un risultato è in relazione sia alle doti genetiche ed al miglioramento operato dall'allenamento, che al gesto specifico del canottiere. Pertanto, se la differenza tra la quantità di energia posseduta da due atleti è inferiore alla differenza di rendimento, il vogatore più debole ma con un miglior rendimento potrà vincere il confronto in barca con l'altleta più forte; se, invece, tale differenza è superiore alla differenza fra i due rendimenti, il vogatore più debole sarà sicuramente sconfitto.

L'obiettivo di ogni allenamento è quello di accrescere la quantità di energia che l'atleta è capace di erogare e, nello stesso tempo, di migliorare il rendimento del suo gesto atletico. Un test remoergometrico è un mezzo valido per misurare la quantità di energia che ogni vogatore è in grado di produrre. Una valutazione cosiddetta "longitudinale" ci dice se ogni atleta, rispetto a se stesso, sta migliorando. Una valutazione cosiddetta "parallela", ci dice qual è la differenza di miglioramento tra atleta ed atleta e per ogni atleta rispetto al gruppo.

Quando atleti con lo stesso VO2max (quindi con la possibilità di erogare la stessa quantità di energia con io meccanismo aerobico) in una prova aerobica percorrono meno metri si ha la prova del fatto che non sono allenati alla stessa maniera.Se l'atleta che fa la prova peggiore ha la stessa potenza dell'altro vuol dire che ha una capacità inferiore dell'altro di mantenere nel tempo quella potenza o una pari ad una percentuale di essa. Quando il lavoro prodotto è uguale, molte volte la spia del diverso livello di preparazione è il diverso livello di acido lattico prodotto durante la prova, più alto, a parità di velocità, nel soggetto meno preparato.

Spesso, quando nei raduni si notano differenze non prevedibili in base ai requisiti fisiologici posseduti dai singoli atleti esse possono essere sicuramente riferibili a diversi livelli di preparazione. Tra atleti di vertice, che adoperano la stessa tecnica, la differenza di prestazione, generalmente, va attribuita alla preparazione, anche se si deve tener conto di altri fattori che influenzano il test come può fare la diversa propensione ad esprimersi al meglio in una prova a cronometro, senza lo stimolo agonistico della gara o l'impossibilità di sfruttare sul remoergometro, come si fa in barca, le forze inerziali con la capacità di mantenere il ritmo ottimale.

Queste considerazioni, sono convinto, sono note a tutti: Nonostante ciò tutti sono soddisfatti di constatare un miglioramento al remoergometro... anche se esso non è in barca!!!

Tutti sappiamo, infatti, che su dieci atleti fortissimi al remoergometro solo uno o due saranno lenti in barca, e che su dieci atleti debolissimi sul remoergometro, solo uno o due saranno veloci in barba.

Di fronte ad un test al remoergometro negativo, quindi, è inutile nascondersi dietro la speranza di essere di fronte ad un'eccezione. E' meglio rimboccarsi le maniche per ottenere il miglioramento oggettivo sul remoergometro sforzandosi di valorizzarlo con un buon, meglio ancora, eccezionale, rendimento in barca.

Esiste una preparazione ideale?Non è facile rispondere E' certo però che esistono dei  miglioramenti non oggettivamente riportabili alla preparazione. Soprattutto quando si parla di metodi conosciuti per sentito dire.

Esiste una cultura metodologica mondiale che è possibile conoscere facilmente leggendo gli scritti dei migliori autori. Più difficile è entrare in possesso delle notizie, in genere tenute riservate, riguardanti i metodi di allenamento in attuazione, anche se qualcuno asserisce, ma si tratta solo di ingenuità, di sapere tutto di tutti.

Molti giustificano o spiegano con la durezza dell'allenamento proposto la volontà di molti atleti di sottrarsi ad una corretta preparazione che, invece, va individuata in motivi diversi come quelli che fra poco mostrerò. La mia esperienza pluriennale mi fa ritenere che la difficoltà maggiore nel preparare un atleta, e da parte dell'atleta nel prepararsi, si incontra al passaggio dalla categoria junior a quella superiore non si possiede "l'allenabilità" per la categoria senior.

A questo punto è duro accettare l'impatto con la verità disarmante: la maggior parte dei campioni junior nella maggior parte dei casi viene ridimensionata nelle gare senior. La spiegazione va cercata in due fatti estremamente importanti:

a) al momento del passaggio di categoria finisce o si attenua la rendita del miglioramento pluriennale (da cassetto al secondo anno junior) legato molto alla crescita pre-puberale, puberale e post-puberale e poco alla metodologia di allenamento adottata;

b) al momento del passaggio di categoria gli antagonisti del campione junior sono soggetti selezionati tra i migliori degli a anni precedenti.

Per chiarire il punto a) facciamo le seguenti osservazioni.

Un soggetto tredicenne di 50 kg e con consumo di O2 per Kg di 65 ml avrà un consumo di ossigeno assoluto al minuto di litri 3,250. Lo stesso soggetto, a 18 anni, e con un peso di 85 kg, avrà un consumo di ossigeno al minuto di litri 5,525, con un incremento di litri 2,272, cioè il 70% in più di energia aerobica disponibile. Ammesso che a 20 anni peserà 90 kg, l'incremento sarà di litri 0,325, cioè il 5,8% in più di energia aerobica disponibile. Pochissimo rispetto agli incrementi degli anni precedenti. Anzi, niente! Il debito anaerobico sarà, a tredici anni, di poco più di 50 ml per chilo, cioè litri 2,5 in totale di debito di ossigeno che permetterà di erogare, durante tutta la prova, l'equivalente quantità di energia. A 18 anni, se il peso aumenterà fino a 85 kg e si completerà il corredo enzimatico anaerobico,  il debito anaerobico potrà al massimo arrivare a 80 ml per chilo, quindi a litri 6,8 in totale, con un incremento del 4,3, cioè il 172% in più di energia anaerobica disponibile. A 20 anni, lo stesso atleta, con un peso di 90 kg, il guadagno sarà, per il solo debito anaerobico, di 0,4 litri, cioè il 5,8% in più di energia anaerobica disponibile. Una quantità irrisoria rispetto a quella guadagnata negli anni precedenti.

Ecco perché la preparazione di un senior è spesso deludente per l'allenatore e frustrante per il vogatore. Ambedue, abituati a vedere di anno in anno miglioramenti enormi, come abbiamo dimostrato, non sanno spiegarsi e, ancor più, non sanno accettare lo stallo del progresso della prestazione. Non riescono ad immaginare che quel progresso è ancora possibile ma a prezzo di enormi sacrifici e  di una enorme mole di lavoro, a cui nessuno dei due è abituato: un solo kg di aumento del peso corporeo magro, che prima si otteneva col semplice passare di pochi mesi, ora si ottiene , e non sempre, solo sollevando tonnellate di pesi!

Per il punto b) le riflessioni che siamo costretti a fare sono forse ancora più drammatiche.  In campo nazionale lo junior si scontra con i migliori del ristretto periodo di un biennio. Quando arriva nei senior deve scontrarsi con i migliori di almeno gli ultimi cinque anni cioè i migliori tra i 450 medagliati e gli altri 450 finalisti del periodo citato. Se consideriamo che lo stesso fenomeno si verifica a livello internazionale con l'aggravante che i migliori del mondo remano per almeno dieci anni, le cifre su riportate dovranno essere raddoppiate. Per vincere, l'atleta dovrà battere i migliori tra i 1.800 finalisti junior dei mondiali degli ultimi 10 anni.

Per uno junior che passa senior il compito sarà veramente improbo. Ecco perché ho sempre considerato un alloro mondiale assoluto un' risultato eccezionale, anche quando veniva conseguito ogni venti e più anni e per un concorso di circostanze favorevoli. Ho sempre considerato un'impresa tremenda la programmazione di un risultato, perché programmare un risultato positivo eccellente è ben più difficile dell'attendere che esso si verifichi per una congiuntura favorevole. Vorrei poter convincere i miei colleghi e gli atleti di una verità sacrosante che corrisponde alla alla convinzione che è necessario lavorare seriamente con una programmazione pluriennale simile, nella sostanze, a quanto ci dice la scienza metodologica internazionale dell'allenamento, con qualcosa in più di positivo sul piano tecnico e allenatorio, per noi italiani, che certamente non siamo atleti mostruosi e non vogliamo nemmeno (chi ci assicura che nessuno lo fa?) ricorrere a mezzi illeciti per migliorare la prestazione dei nostri atleti.

Vorrei poter convincere tutti che è necessario confrontarsi sui metodi e i mezzi e supporti per lavorare bene, piuttosto che perdersi sulla sterile polemica dei fautori e dei contrari del lavoro "pesante".

Se a sostegno delle proprie idee si pongono i risultati ottenuti a livello junior in campo internazionale, ci si appoggia, per suffragare le proprie convinzioni, ai propri risultati a livello nazionale junior, non sarà possibile nemmeno iniziare un confronto perché, probabilmente, non si vuole seriamente prendere atto dei termini del problema.

Non accettare ancora la verità significa condannarsi ad una vita da allenatore piena di rimpianti, vivendo un supplizio simile quello di Tantalo con, al posto delle mele da cogliere che si allontana, un campione junior che abbandona la propria società. Spesso di sentiranno ripetere "Ah!, se solo avesse continuato..."

Giuseppe La  Mura

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