Lutto nel mondo dello sport per la scomparsa di Carmelo
Bosco, il più importante ricercatore italiano, non medico, nella scienza dello
sport. Nato a Militello (CT) (4/7/1943), diplomato presso l'ISEF di Torino nel
1963, e trasferitosi in Finlandia, si laureò in biologia dell'attività fisica
presso l'Università di Jyvaskyla. Di lui e dei suoi interessanti interventi si
ricordano gli insegnanti di educazione fisica specializzati al corso biennale
in Teoria e pratica delle attività sportive per il canottaggio tenutosi presso
la Scuola dello Sport di Roma nel 1984-85.
In allegato una sintesi del suo lavoro che lo ha
reso celebre nel mondo. Allenarsi vibrando. Migliorare la propria potenza,
resistenza, velocità facendo semplici esercizi su una pedana che vibra a frequenze
determinate. Ma anche curare vecchi, anziani, infortunati, dai postumi di
fratture e dall'avanzare dell'osteoporosi, senza dover ricorrere a fastidiose
terapie di rieducazione.
Penso che il miglior modo per ricordare Carmelo BOSCO sia pubblicare
i suoi lavori. Chi è vuole contribuire nell’opera di memoria pubblicando i Suoi
lavori li può inviare all’ANACC che li pubblicherà sul proprio sito.
Antonio Baldacci
Allenarsi vibrando. Migliorare la propria potenza,
resistenza, velocità facendo semplici esercizi su una pedana che vibra a
frequenze predeterminate. Ma anche curare vecchi, anziani, infortunati, dai
postumi di fratture e dall'avanzare dell'osteoporosi, senza dover ricorrere a
fastidiose terapie di rieducazione. O integrandole con successo. Ecco la nuova
frontiera delle moderne metodologie di allenamento. Un metodo, inventato e
perfezionato da Carmelo Bosco, uno dei massimi
esperti nello studio della forza e inventore della famosa pedana, che porta il
suo nome e che è diventata lo strumento più importante per misurare la forza
esplosiva in molte specialità.
La vibrazione della lunghezza d'onda adatta, secondo Bosco, stimola i "pressorecettori", strutture ancestrali nel
fisico umano, non usate solitamente dall'uomo, eredità di una antica natura
acquatica della nostra specie (sono tuttora osservabili nei pesci, dove hanno
una funzione fondamentale); strutture capaci di registrare le variazioni di
pressione ambientale e produrre una reazione di adattamento ad esse.
Il metodo, che si basa sull'uso di una pedana che
vibra durante l'esecuzione degli esercizi sottoponendo il fisico a
sollecitazioni benefiche. E' stato sperimentato dagli astronauti della NASA,
che lo hanno usato per mantenersi in forma, nonché dall'agenzia spaziale russa;
dai campioni di football Usa dei Chicago Bulls; dalla nazionale di sci e di
pugilato, da alcune squadre di pallavolo e anche del calcio maggiore, fra le
quali la Roma. La pedana vibra e sollecita la risposta dei pressorecettori, una
risposta straordinaria, che moltiplica l'effetto allenante dell'esercizio e
dello stimolo elettrico muscolare. Ecco come lo stesso Bosco illustra la sua
nuova scoperta.
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L' INTERAZIONE FRA MUSCOLO, OSSO E LA VIBRAZIONE |
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Carmelo Bosco Ph. D. D.U.n D. Hon V. · Dipartimento di Fisiologia e biomeccanica dell'Università di Scienze Motorie di Budapest - Ungheria · Dipartimento di Biologia dell'attività fisica dell'Università di Jyvaskyla - Finlandia · Facoltà di Medicina e Chirurgia, Scuola di specializzazione in medicina fisica e riabilitazione - Tor Vergata - Roma |
Il sistema muscolo-scheletrico costituisce una complessa macchina biologica preposta alla locomozione umana. Per poter svolgere e realizzare le varie richieste funzionali, questo sistema cambia continuamente struttura e metabolismo, rispondendo all’uso con modificazioni sia nella forma, sia nella forza. I due sistemi sono disegnati per poter sostenere lo stesso livello di tensione a cui viene sottoposta la struttura ossea.
Un "sovraccarico" costante che assicura uno stimolo biologico attraverso fattori strutturali e metabolici, mantenendo i tessuti, sia delle ossa, sia dei muscoli, dentro un limite di sicurezza funzionale. Un periodo di riposo prolungato a letto o di immobilizzazione causata da infortuni può indebolire le sue strutture tanto da limitarne le funzioni. Qualche malattia comune, come osteoporosi o le miositi, riduce la qualità e la quantità delle strutture ossee e muscolari con la relativa degenerazione che si manifesta con sintomi clinici. Quando i carichi giornalieri da sostenere sono drasticamente ridotti, ne scaturisce una rimarchevole atrofia muscolare la cui semi - vita dura circa 8-10 giorni, con un degrado selettivo della struttura proteica che forma la componente contrattile del muscolo, specialmente a carico delle fibre lente. Questa è la causa principale che favorisce la disfunzione e la diminuzione della forza sia delle ossa, sia di muscoli con il sopraggiungere della vecchiaia.
E’ stato suggerito che esercizi di piccola durata ma di altissima intensità producono effetti positivi sulle strutture osseo-muscolari e articolari; tanto che sia la massa sia la forza sono mantenute ad un livello elevato in risposta a questi sforzi ciclici. Ma normalmente l'uomo è sedentario, specie se avanti con gli anni. E, spesso, la sua attività fisica, si riduce alla semplice locomozione per le normali funzioni quotidiane. La locomozione umana che si realizza giornalmente rappresenta lo stimolo meccanico minimo che assicura il tono muscolare di base. Ecco perché è consigliato ai vecchi di camminare molto. Questo stimolo, che generalmente viene richiesto per vincere la forza di gravità, è appena sufficiente per proteggere le ossa dalle fratture. Infatti, durante la locomozione, al momento dell’impatto al suolo, un treno di onde d’urto viene generato e trasmesso lungo tutto il corpo. Queste vibrazioni vengono trasmesse attraverso il piede, la gamba, la colonna vertebrale e il collo. Tutto ciò rappresenta un forte stimolo per la formazione delle ossa durante la vita dell’uomo. Sfortunatamente la moderna concezione della vita limita fortemente l’attività di movimento, con un forte incremento dell’ipocinesia e quindi ciò si risolve in un effetto negativo sul sistema muscolo-scheletrico. Per compensare la mancanza di movimento sono stati pianificati diversi progetti per stimolare ed indurre la popolazione ad aumentare l’attività fisica, purtroppo per mancanza di attrezzature e per uno stile di vita errato tutto ciò non avviene. O avviene in scarsissima quantità. Spesso insufficiente ad evitare rischi.
A tale proposito è stato suggerito un nuovo metodo di allenamento che utilizza come fattore di stimolo gli effetti indotti dalla vibrazione meccanica. Infatti è stato dimostrato che il trattamento con vibrazione meccanica rappresenta un forte stimolo per l’intero organismo e specialmente per il sistema neuro-muscolare e scheletrico.
Effetti della vibrazione sul sistema biologico
Studi di base sugli effetti della vibrazione a livello Biologico.
Incrementando la frequenza della vibrazione, da 5 Hz a 30 Hz, venne
dimostrato un aumento della concentrazione plasmatica di cortisone nel cervello
del ratto, nello stesso tempo venne osservato con l’aumentare
dell’accelerazione una correlazione positiva tra il 5-HT ed il cortisone (r=93,
P meno di 0.01) (Ariizumi e Okada, 1983).
Alcuni autori hanno suggerito che le vibrazioni inducono un forte potenziamento
dell’attivazione di nervi motori attraverso il riflesso miotatico (riflesso di
stiramento) (Lebedev e Poliakov). E’ stato dimostrato che nell’uomo le
vibrazioni attivano connessioni monosinaptiche e polisinaptiche. Queste ultime
sono preposte a generare contrazioni riflesse, mentre le prime influenzano
solamente i pattern temporali dei treni d’impulso delle vie nervose motorie
(Burke e Schiller, 1976).
Studi sulle vibrazioni applicate in campo sportivo.
E’ stato dimostrato che trattamenti con vibrazioni incrementarono il volume respiratorio ed il volume/minuto ventilatorio. Queste risposte, con molta probabilità, sono da attribuirsi a riflessi vibratori segmentali risalenti a muscoli inspiratori ed espiratori (Homma e coll.1981). Un miglioramento meccanico dei muscoli estensori delle gambe (potenza meccanica sviluppata durante esercitazioni alla pressa con carichi di 70-140 kg.) è stato notato in alcune pallavoliste di livello nazionale dopo la somministrazione acuta di soli 10 minuti di vibrazioni. Questi trattamenti vibratori furono somministrati in due set di cinque minuti in cui, ad un periodo di un minuto di vibrazioni, venne fatto rispettare un minuto di pausa. Ogni set durò cinque minuti effettivi di vibrazione. Le atlete venivano sottoposte a trattamenti di vibrazione totale mentre si trovavano in posizione di mezzo-squat sopra una piattaforma vibratoria che oscillava ad una frequenza di 30 Hz circa (Bosco e coll. 1999a). In un successivo esperimento è stato osservato un incremento della potenza muscolare durante la prestazione di salti dopo solo 10 giorni di trattamento con stimoli vibratori applicati solo per 10 minuti al giorno su atleti ben allenati (Bosco e coll.1998). Una somministrazione acuta di cinque minuti effettivi di vibrazione, alternando un minuto di trattamento vibratorio ad uno di riposo, applicato al braccio mostrò un incremento statisticamente significativo della potenza muscolare dei muscoli flessori del braccio (bicipite omerale e brachio radiale) su alcuni pugili di livelli internazionali (Bosco e coll. 1999b). E’ stato notato un incremento della potenza meccanica durante l’esecuzione di 30 ripetizioni di flessione dell’avambraccio sul braccio con un manubrio, sottoposto a vibrazione, di 2,8kg. Il miglioramento venne attribuito al potenziamento indotto dalla vibrazione sul sistema nervoso (Bosco e coll.1999c). Inoltre sembrerebbe che le vibrazioni inducano ad un’alterazione dei sistemi inibitori che generalmente sono presenti durante l’esecuzione di movimenti volontari causati da una riduzione degli stimoli che partono dal SNC verso i nervi motori (Davies e Bailey 1997). Infine si deve ricordare che l’esposizione a vibrazioni induce alla stimolazione di alcuni ormoni.
Studi sull’effetto della vibrazione in riabilitazione e atrofia muscolare.
Studi clinici condotti su pazienti con traumi dei nervi periferici
e contratture articolari hanno dimostrato l’efficacia del trattamento con
vibrazione accompagnato a metodi di trazione classica (Levitskii e coll.1997).
Recentissimi esperimenti hanno evidenziato un rimarchevole miglioramento della
flessibilità della colonna vertebrale e dei muscoli flessori delle gambe dopo
trattamento vibratorio. Questo metodo, in modo inequivocabile, si è dimostrato
essere di gran lunga più efficace dei metodi tradizionali, quale quello
balistico, l’allungamento passivo, quello statico ed il PNF (Bosco e coll. In
preparazione 1999). La stimolazione vibratoria ha fatto registrare un
miglioramento del dolore sul 69% dei pazienti trattati. Il tempo di
applicazione si aggirava sui 24-25 minuti, mentre risultava essere più efficace
applicando anche un peso di 1 kg. Trattamenti con vibrazioni ad alta frequenza
sembrano indurre uno stress minore sia ai tendini sia ai muscoli (Park HS e
Martin BJ, 1993).
E’ stato suggerito che non solamente i tessuti nervosi vengono fortemente
influenzati dalla vibrazione ma anche il tessuto muscolare. A tale proposito 5
ore / die per due giorni furono sufficienti ad indurre un incremento della
sezione sia delle fibre muscolari lente sia veloci di ratti sottoposti a due
differenti frequenze di trattamenti vibratori (Necking LE e coll.1996).
Studi sulla vibrazione applicata in geriatria ed in osteoporosi.
Anche se gli studi rivolti all’applicazione della vibrazione per migliorare l’osteoporosi (osteopenia) sono difficili da reperire nella letteratura internazionale, si può fortemente affermare che queste nuove metodologie presentano indicazioni senza dubbio efficaci. Queste affermazioni sono suffragate dal fatto che l’evidente miglioramento delle funzioni muscolari indotte dalla somministrazione di trattamenti vibratori producono sollecitazioni efficacissime sulle funzioni biologiche delle ossa su cui si inseriscono. Queste sollecitazioni si evidenziano specialmente sull’asse trasversale, che è quello più debole e quindi più soggetto a fratture (Bosco 1999).
COSI' VARIA LA POTENZA CON LE VIBRAZIONI
Variazione della potenza muscolare in funzione dell'età. In soggetti sedentari ed allenati la massima espressione di potenza muscolare si nota verso l'età di 20-30 anni, dopo si riscontra un decremento che corre quasi parallelo all' invecchiamento. Con l'allenamento è possibile rallentare il decremento indotto dalla vecchiaia. Gli effetti della vibrazione provocano ulteriori miglioramenti non solo in soggetti sedentari ma anche in soggetti allenati (Bosco e coll. 1998-9a,b ; Bosco e Komi , 1980)
Bibliografia
Ariizumi M. and Okada A. Eur J Appl Physiol, 52,1:15 - 19, 1983.
Bosco C e Konii PV. Eur J
AppI Physio, 45: 209 -219,1980.
Bosco C e coll. Biology
of Sport, 15, 3: 157-164, 1998
Bosco C e coll . Clinical Physiology 19: 1-6, 1999a.
Bosco C e coll . Eur J
Appl. Physiol , 79, 4:306-11,
1999b.
Burke D. and Schiller HH . J
Neurosurg Psychiatry , 39 (8): 729-741,1976.
Davis, J.M. e Bailey,
S.P. Med. Sci. Sp. Exer.
29 (1): 45-57.. (1997).
Homma et al. , J Appl Pysiol, 50,1 : 107 -111, 1981.
Lebedev MA,PoliakovAV. Neirofiziologiia,23,1:57-65,1991.
Levitskii e coll. , Vopr Kurotol Fizioter Lech Fiz Kult, 5: 26-28, 1997.
Necking LE e coll. Scand.
J. Plast. Reconstr. Surg. Hand Surg. 3 0: 99, 1996
Park HS e Martin BJ . Scand J Work Environ Health, 19, 1 : 3 5 - 42, 1993.
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Prof. Dr. Carmelo
Bosco
c/o Società Stampa Sportiva Via G.Guinizzelli, 56 - 00152 Roma |