Le memorie storiche degli allenatori di canottaggio.

Piediluco 8 luglio 2000

 

 

Sarebbe bello essere in grado poter scrivere un libro in onore di tutti gli allenatori di canottaggio che ci hanno preceduto e sono riusciti a portare avanti il nostro sport.

L'idea me l'hanno suggerita Gianni e Angelo, Postiglione e Porcaro, alla fine del raduno olimpico pre-Lucerna, in ufficio mentre parlavamo del più e del meno, ma sempre di canottaggio.

Ci sarebbe da parlare per ore, ma più ancora ci sarebbe da fare il Giro d'Italia per ascoltare quelle che sono le memorie storiche del canottaggio.

Partendo dal nord a Trieste si potrebbe parlare con Mario Ustolin, a Mantova con Azelio Mondini, a Mandello del Lario con il mitico Giuseppe Moioli, a Milano con Giovanni Mercanti e Pino Conrotto, a Torino con Arturo Cascone, a Firenze con Bruno Bianchi, a Roma con Elio Santoni, a Napoli con Marcello James, a Catania con Emanuele Perez, e mi scuso se dimentico qualcuno che potrebbe raccontare storie, curiosità, aneddoti e tutto quello che può far conoscere cosa é stato il canottaggio; tante testimonianze per i giovani allenatori che non sanno spesso chi li ha preceduti, cosa hanno fatto, come si sono mossi tra le mille difficoltà di quando tutto era più difficile anche perchè c'erano meno contatti, non solo con il mondo, vedi Internet, ma anche nella propria regione.

Parlare dei dualismi che dividevano-univano Alippi-Galli, oppure Catavero-Bovo; dell'innovazione Moto Guzzi nell'impostazione della barca studiata dall'Ing. Carcano; dello scalmo scorrevole che a Milano Mario Siliprandi aveva già provato, prima che venisse usato da Karpinnen-Kolbe, e di come,se non sbaglio, sempre Siliprandi aveva provato il timoniere nel mezzo alle due coppie su un 4 con, prima dell'URSS ai mondiali.

Il libro potrebbe parlare anche di cose scientifiche con i vari macchinari studiati da Antonio Dal Monte, e mi scusi se non lo chiamo Professor Dal Monte. La maschera usata in allenamento, con la corsa nelle edicole di Sabaudia, nell'aprile 1976 a comprare tutti i giornali che parlavano di questa novità per non far conoscere la cosa ai russi che si trovavano lì a gareggiare in un incontro Italia-Urss. Il primo remoergometro fatto da mezzo remo di legno collegato ad un pistone idraulico. Le piastre applicate in vasca a pedaliere e scalmi che mandavano dati telemetricamente ad un computer su un pulmino dell'Istituto di Medicina Sportiva dell'Acquacetosa che girava per l'Italia per testare atleti e rilevare la loro curva della palata, allo scopo di formare equipaggi con atleti dalle curve simili.

Dei metodi di allenamento importati al canottaggio dall'atletica da Ercole Matteucci e Sandro Donati.

Come non ricordare che dalla cattiva traduzione di un testo scandinavo risultava che non si poteva bere più di un litro di acqua al giorno (forse il libro voleva dire che era meglio bere lontano dai pasti) con le conseguenze che si possono immaginare in estate.

Chi leggerà queste cose deve però fare attenzione a criticare alcuni sbagli fatti, perché è al loro lavoro, alla loro curiosità, che si deve l'evoluzione del canottaggio ed in fondo anche nel passato all'estero si è preso molto anche da noi.

Se ci sono cose interessanti di periodi più recenti, dal 1980 in poi, vanno bene ugualmente; sarà interessante rileggerle negli anni a venire.

Queste poche righe vorrebbero stimolare altri che sono a conoscenza di fatti legati al canottaggio, oppure che potrebbero essere disponibili ad "intervistare" le persone di cui parlavo all'inizio. Questi contributi potrebbero essere inviati a Maurizio Ustolin che li pubblicherà su " La Voce dell'ANACC " sperando poi che Maurizio, abbia materiale a sufficienza per fare un libro sugli e degli allenatori.

Antonio Baldacci, in un caldissimo sabato di luglio piedilucano, tra un allenamento e l'altro.