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      QUI RADIO LONDRA 2012
        a cura di Andrea Messina
 
Settima giornata – venerdì 3 agosto 2012

ORO NERO

Tre barche, tre storie diverse tra loro (ma non troppo) e due fattori in comune. Il primo è che sto parlando dei canottieri neozelandesi, il secondo è che tutte e tre le barche in questione hanno conquistato la medaglia d'oro ai XXX Giochi Olimpici di Londra 2012.

Autori di gare incredibili, oltre che padroni indiscussi delle ultime stagioni. Venuti fin quassù con la consapevolezza di dover realizzare quel sogno inseguito e costruito da tanto tempo.
Il doppio di Sullivan e Cohen, due "Giganti" tra i giganti: un metro e ottantadue di altezza media, vincitori delle ultime due edizioni dei Campionati del Mondo sempre con la solita tattica. Ma al di là di ogni esame tecnico va' sottolineato che proprio il capovoga Joseph Sullivan, quando militava ancora nella categoria junior, non riusciva a trovare un posto all'interno della Squadra Nazionale proprio a causa delle sue misure antropometriche. Dotato di un carattere senza eguali ha lavorato sodo per ottenere quel posto e la sua perseveranza lo ha premiato con la vittoria di numerosi titoli mondiali nelle diverse categorie fino a raggiungere il traguardo più importante per un atleta, la medaglia d'oro alle Olimpiadi.

Un altro esempio che arriva sempre dalla lontana Nuova Zelanda riguarda Mahé Drysdale, il più forte skiffista degli ultimi dieci anni. Un percorso, il suo, cominciato molti anni fa' e caratterizzato da innumerevoli trionfi in campo internazionale. L'Olimpiade di Pechino nel 2008 conclusasi con un bronzo dal sapore amaro, sembrava potesse frenare o comunque diminuire in parte la sua sete di vittoria. Non è andata così. Si è dato molto da fare in questi quattro anni, anche perché nel contempo gli avversari hanno cominciato a dargli del filo da torcere e le lacrime di gioia che ha versato alla fine del suo percorso in terra inglese sono la dimostrazione che anche dalle sconfitte si può trarre la forza per ripartire ed andare avanti lungo la propria strada.

Passiamo dal singolo per arrivare al due senza. Una barca che resterà sicuramente nella storia. Costruita dalle ceneri di un quattro senza Campione del Mondo nel passato quadriennio e soltanto settimo a Pechino. Questi ragazzi non si sono arresi al crudele responso cronometrico cinese e una volta cambiata la tipologia dell'imbarcazione hanno lavorato intensamente, battendo ogni sorta di record.

Mai nessuno è andato veloce quanto Murray e Bond e mai nessuno è riuscito a mettere la propria pallina davanti a quella dei due kiwis, per tutti e quattro gli anni post Giochi cinesi, costringendo anche i più forti canottieri della Regina, gli unici a far impensierire per un attimo gli all blacks, a dedicarsi ad un'altra specialità. Una vittoria, la loro, che ha lasciato a bocca aperta l'intero pubblico accorso nella giornata del 3 agosto. Vederli all'opera è stato impressionante. Non ci sono altre parole. Come non ci sono parole per descrivere la felicità che ha provato Eric Murray, lasciatosi andare in un urlo liberatorio di gioia dopo aver ascoltato il proprio inno nazionale.

Questi cinque ragazzi sono un esempio di come la vita, a volte, possa riservare sorprese. L'essere esclusi da un progetto, una medaglia mancata, una vittoria sfuggita, un infortunio, una finale con il finale (scusate il gioco di parole) già scritto mai disputata. Tutti questi sono gli elementi che hanno reso ancora più grandi questi trionfi.

Vorrei che i Nostri atleti, giovani o esperti, possano prendere ad esempio questi cinque vogatori d'oltreoceano e che dalle loro storie possano capire che con la dedizione al lavoro, il sacrificio ma soprattutto con l'umiltà e la passione i risultati arriveranno.

In questo periodo di polemiche e crisi, sportiva e non, non mi sento di aggiungere altro.
 

Andrea Messina
 

FOTO FISA

 
 

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