Top_bar.jpg
Left_bar.jpg
 

QUI RADIO LONDRA 2012

PHOTOGALLERY

Mondo Scuola
Norme e Sicurezza
Forum e Convegni

Dati e Regate

Archivio Tecnici
Opinioni
Calendario
 
 

 

1971-2011
BUONCOMPLEANAC
40 anni di canottaggio allenato
 

 

 

banner

 Filippi Lido

 

 
      FILO DIRETTO CON FRANCO CATTANEO (I PARTE)
 

Abbiamo sentito Franco Cattaneo, DT della squadra nazionale italiana via sms i giorni stessi delle esaltanti medaglie a Sarasota, e ci eravamo promessi di risentirci per una breve doverosa intervista. Lo conosco dal 1988, ai mondiali di Milano, lui atleta che conquistò il suo primo oro alla rassegna iridata junior, io allenatore della squadra nazionale femminile. Un entusiasmo che non lo hai mai abbandonato, ed ho rivisto per un istante, il ragazzo di 40 anni fa in un video al mondiale in Florida all'arrivo dell'otto, quando per pochi secondi si è lasciato andare festeggiando con i ragazzi l'ultima medaglia azzurra in termini di tempo: quella dell'ammiraglia. Ma veniamo alle domande. Un mondiale da considerare il primo passo verso Tokio 2020, con una squadra combattiva e ben preparata fisicamente e psicologicamente. Questo quello che abbiamo visto dalle splendide riprese della TV americana.

Ho parlato recentemente di canottaggio con dei tecnici di buon livello di un altro sport, e ti replico la stessa domanda: da Rio de Janeiro 2016 ad un anno di distanza, Sarasota 2017, che cosa è cambiato nella squadra azzurra?
Come sempre alla fine di un ciclo Olimpico ci sono dei cambiamenti in tutte le squadre di alto livello, e quindi anche nella nostra. Abbiamo avuto alcuni atleti, molto esperti, che hanno smesso l’attività, e quindi c’è stato un grandissimo impegno nel reclutare nuove leve per arrivare all’anno di qualificazione preparati. Ho notato che c’è un buon entusiasmo da parte di tutti, soprattutto gli atleti, sia giovani sia più maturi, e i tecnici che ruotano attorno alla squadra nazionale. Le persone sono positive e lo spero che siano così anche quando gli avversari ci metteranno in maggiori difficoltà. E’ fondamentale avere un clima positivo ma allo stesso tempo consapevole e i ragazzi dell’otto sono l’espressione di questo concetto. Sono riusciti dove in molti non credevano che potesse accadere.

Non aver fretta e intanto continuare a lavorare, potrebbe essere un consiglio da dare ai più giovani?
Assolutamente sì. Oggi è di fondamentale importanza far capire ai giovani che il canottaggio è uno sport ad altissima componente esperienziale. Questo scontra con le nuove generazioni che vanno per il concetto del “tutto e subito”. Nel canottaggio non funziona, e a loro dico “purtroppo”, ma è così. L’ambiente intorno, e intendo tecnici, dirigenti, familiari, amici, e non ultima la stampa, devono tutti insieme far capire questo concetto, ad aver fiducia del miglioramento e non sempre solo del risultato. Basti pensare che alcuni dei risultati avuti a Rio e Sarasota sono frutto di progetti nati anni prima. Alla lunga se i presupposti sono validi e l’impegno è tanto, i risultati arriveranno.

A Sarasota, che cosa ha funzionato e che cosa non ha funzionato?
Io credo che a Sarasota ci siano state poche cose che non hanno funzionato, ma il punto è un altro: Sarasota non può essere un punto di arrivo, chi pensa che basti ripetere quello che abbiamo fatto nel 2017 anche nel futuro, stia tranquillo che è già sconfitto nei prossimi anni. Lo sport di alto livello è necessariamente miglioramento continuo. Quello che hai fatto l’anno prima può essere solo un punto di partenza per gli anni successivi, esiste un motto: se non migliori, peggiori perché gli altri sicuramente miglioreranno. Io dico sempre una cosa ai miei atleti: “se facciamo tutto nel miglior modo possibile è difficile, figuriamoci se lo facciamo in modo approssimativo”.

Cosa pensi dello staff tecnico che ti ha accompagnato a Sarasota?
Li devo ringraziare uno a uno indistintamente. Persone eccezionali che dedicano tutta la loro giornata al miglioramento degli atleti. Le giornate di raduno vanno dalle 6 del mattino fino alle 21/22 di sera e loro continuamente immersi nel canottaggio, delle volte giusto il tempo di mangiare un panino e poi di nuovo sotto a fare qualcosa per il miglioramento dei ragazzi, il tutto sempre mantenendo un profilo molto basso e senza mai guardare l’orologio. Li devo ringraziare anche per l’affiatamento e la positività che in pochi mesi sono riusciti a mettere in campo, e questo come si è visto anche dalle interviste e gli interventi sul sito federale, l’hanno trasmesso all’intera squadra. E’ anche vero che è un aspetto che ho riscontrato con l’intero organigramma tecnico federale, partendo dagli junior, passando per gli U23 e il pararowing. Posso affermare che con il Presidente abbiamo creato un ottimo staff tecnico, giovane e pieno di risorse. Anche i colleghi che si sono uniti alla squadra solo al mondiale, perché allenatori di equipaggi che si sono qualificati durante le selezioni di giugno sono stati encomiabili, si sono messi immediatamente a disposizione dell’intera squadra e non solo del proprio equipaggio, il motivo per cui erano stati convocati. Detto questo è indubbio che lo staff tecnico federale da seguito al lavoro fatto in società dagli allenatori e i dirigenti e i risultati sono anche merito di queste imprescindibili risorse.

Che cosa pensi delle decisioni della FISA in merito al cambiamento del programma per i prossimi giochi olimpici ed i mondiali?
Ormai è sotto gli occhi di tutti che il mondo cambia ad altissima velocità, e così anche il canottaggio. Sono dispiaciuto che specialità molto spettacolari, come il quattro senza pesi leggeri, siano state tolte dal programma, ma d’altra parte siamo in una situazione democratica e se la maggior parte delle persone vuole dei cambiamenti, bisogna tenerne conto. L’intelligenza e la bravura di un sistema sono di riorganizzarsi con le nuove decisioni e capire quali sono, nel minor tempo possibile, le migliori strategie da mettere in campo per non farsi trovare impreparati di fronte ai cambiamenti.

Che cosa pensi del passaggio delle gare pararowing da 1000 a 2000 metri?
Al momento avendo una grande differenza di valori tra gli equipaggi e anche un ridotto numero di partecipanti, allungare la distanza ha tolto ulteriormente spettacolarità agli eventi pararowing. Per evitare il problema dei barchini di partenza, che è il motivo che ha generato il dover allungare la distanza, si potevano fare le partenze volanti, addirittura accorciando e non allungando le distanze. Nella vela funziona non capisco perché nel canottaggio non possa funzionare. Sarebbe aumentata sicuramente la spettacolarità degli eventi. Inoltre dovrebbero aumentare le categorie di disabilità (vedi nuoto) perché attualmente ci sono troppe differenze tra gli atleti, che partecipano alla stessa gara.

 
 

banner

 

Right_bar.jpg
 
 

 

NUOVO INDIRIZZO MAIL!!
Si ricorda che Il nuovo indirizzo mail dell'ANAC è anacrowing@gmail.com 

 

 

 

 

 

 



Sito ANACC - 2002/2009