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 Filippi Lido

 

 
      FILO DIRETTO CON FRANCO CATTANEO (II parte)
 

Ecco pubblicata la seconda parte dell'intervista a Franco Cattaneo, DT della nazionale italiana di canottaggio che ringraziamo per la consueta disponibilità, augurandogli un sincero in bocca al lupo da parte dell'ANAC.

Giusta la celebrazione delle splendide medaglie mondiali. Pochi hanno accennato al settore femminile, che ho visto più squadra, più determinazione, e soprattutto diminuito il gap con le migliori. Che cosa ne pensi?
Sono state tra le prime cose che ho evidenziato durante le riunioni e le interviste post mondiali. Sono molto contento dei loro risultati. Il gruppo è molto affiatato, combattivo e con un buon approccio all’allenamento. Certo, come dicevamo prima, hanno bisogno che tutto l’ambiente abbia fiducia in loro e devono capire che l’allenamento di alto livello è come quello fatto nei due mesi a Piediluco quest’estate. Se si farà, riusciremo ad avere anche un gruppo femminile di buon livello, e così saranno premiate. D’altra parte lo sport ci insegna che se le avversarie sono più grosse e forti io dovrò allenarmi di più, in modo migliore, e con più cattiveria in modo da colmare il gap. E’ già successo, si può fare.

Per preparare un Olimpiade si deve preventivare il livello degli avversari che si andranno ad affrontare. Te ne sei già fatto un'idea?
Assolutamente sì, lo dicevo prima, gli altri si attrezzeranno per migliorarsi e noi dovremmo fare lo stesso. L’intera squadra è consapevole di questo, hanno ben chiaro che lo sport di alto livello è: “miglioramento continuo”, chi non segue questa strada è fuori. Non per scelta del Direttore Tecnico, ma degli avversari. E’ già scritto: ogni ciclo olimpico i tempi si abbassano di circa 1,5 / 2 secondi. E poi ormai è già da molti cicli olimpici che tutte le nazioni, anche le più grandi, nell’anno olimpico si dedicano, per raggiungere i più alti risultati, a poche specialità. A parte la Gran Bretagna che a Londra ha fatto discorso a se, ci sono pochissime nazioni capaci di vincere oltre 2/3 medaglie.

Qual è secondo te l'evoluzione dei materiali nel canottaggio? Ci potrebbe essere dopo le big blade e gli scalmi ad ala un'evoluzione importante nel canottaggio?
E’ già da qualche anno che i cantieri si stanno spingendo verso la strada di una maggiore rigidità, utilizzando diversi nuovi materiali, ma abbiamo sperimentato che esiste una soglia, al momento, oltre la quale diventa controproducente. Inoltre un altro punto, che non va mai abbandonato, è l’ergonomia dell’imbarcazione. I cantieri sono alla ricerca continua per permettere agli atleti di stare il più comodo possibile su imbarcazioni il più performante possibile. Su quest’aspetto vorrei fare una precisazione: dobbiamo assolutamente ritornare a insegnare molto di più e meglio ai nostri giovani vogatori i concetti di equilibrio e destrezza sull’imbarcazione perché un po’ tutti i nostri atleti quando arrivano in nazionale hanno gravi deficit in questi aspetti della tecnica. Invito i miei colleghi a fare qualche uscita sulle barche “moderne” e verificare come sono molto più stabili di quelle che loro stessi adoperavano quando remavano. Nonostante questo vediamo i nostri atleti con gravissimi problemi legati all’equilibrio.

Campi di gara non sempre perfetti causa vento e onde. Dovrebbero essere scelti più accuratamente, oppure sta all'equipaggio adattarsi alle diverse condizioni meteo?
In campo internazionale, in genere, sono molto attenti a selezionare i campi gara e nonostante questo ci si trova spesso a dover affrontare campionati del mondo e Olimpiadi su bacini ventosi e con onde. Il canottaggio è uno sport che si svolge all’aperto e quindi è molto importante insegnare ai nostri giovani a saper governare l’imbarcazione in ogni condizione. Probabilmente non si farà la gara perfetta, non si applicherà la miglior tecnica possibile, ma bisogna essere capaci di andare più veloci degli avversari.

Il doping nello sport in senso generale. Che sia stato toccata o meno una disciplina sportiva, che cosa dovrebbe fare la rispettiva federazione di appartenenza in via preventiva?
Comunicare la maggiore informazione possibile. Quello che stiamo cercando di fare in FIC. Bisogna coinvolgere a 360° tutte le figure che ruotano attorno ai ragazzi dai tecnici, passando per i dirigenti e le famiglie. Tutti devono avere una maggiore sensibilità all’assunzione di farmaci perché l’errore è dietro l’angolo. E’ anche vero però che dare la responsabilità a un’intera federazione perché un giorno, un suo tesserato adolescente, con un raffreddore, assume sotto consiglio della mamma un cortisone e poi disputa una gara regionale con la propria società e risulta positivo al controllo antidoping è abbastanza difficile da accettare.

 
 

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