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MAUROGIOVANNI GRAFFITI
Ho conosciuto Antonio Maurogiovanni in occasione dei raduni
nazionali juniores a Piediluco nel lontano 1983, quando frequentavo
il Corso di Specializzazione in Teoria e Pratica del Canottaggio a
Roma, all’Acqua Acetosa (conosciuto meglio come Supercorso), e nei
week end e durante l’estate, quando collaboravo con la squadra
nazionale: un antesignano degli odierni stagisti.
Di Antonio, impegnato all’epoca sul 2 con (se non ricordo male con
Roberto Salerno), entrambi tesserati dal Cus Bari agli ordini di
Bepi Altamura, rammento la serietà e la caparbietà che portarono
quell’anno il suo equipaggio in finale ai mondiali juniores di Vichy
in Francia.
Poi per Maurogiovanni, passato nel frattempo alle Fiamme Gialle, fu
un escalation di risultati dapprima come atleta e poi come tecnico,
che camminarono di pari passo con la sua accresciuta capacità e
l’immutato rispetto verso chi lo aveva visto crescere.
A seguire l’Australia, con il coraggio di chi non ha paura di
mettersi in discussione, di chi vuole dare dimostrazione delle
proprie capacità anche superati i confini della propria nazione.
Questa intervista vuole essere anche un riconoscimento ad un
allenatore azzurro che dall’altra parte del mondo non scorda le sue
radici (anche sportive), portando sempre il canottaggio italiano nel
cuore.
Maurizio Ustolin
Padre
di tre figli (l’ultima nata qui in Australia) e sposato con
Antonella (pilastro insostituibile) sono nato a Bari 45 anni fa e ho
iniziato a vivere la realta’ del canottaggio 34 anni fa. Mio
fratello maggiore Nico inizio’ l’attivita’ del canottaggio al CUS
Bari grazie a mio padre operaio presso una ditta di costruzioni
impegnata nella costruzione del palazzetto dello sport.
Mio fratello era junior quando arrivo’ secondo ai campionati di
categoria sull’otto. L’equipaggio vinse una coppa che fortunatamente
fu assegnata dopo sorteggio a mio fratello. Fui svegliato durante la
notte del suo ritorno da uno dei famosi viaggi in pulmino, e lo vidi
silenzioso entrare nella nostra camera con in mano una coppa. In
quel momento all’eta’ di 11 anni decisi che volevo anch’io vincere
una coppa simile (l’incentivo iniziale) e costrinsi mio padre ad
iscrivermi al corso di canottaggio Costo Lire 10.000 ogni tre mesi.
Era il giugno del 1977.
Sotto la guida di Pino Scarpellino prima e Bepi Altamura dopo sono
vissuto e cresciuto atleticamente per 8 anni presso il CUS Bari
vincendo titoli italiani nella cat. Ragazzi/junior e U23. Da li’ il
salto presso le Fiamme Gialle per altri 8 anni partecipando a due
olimpiadi e vari mondiali e vincendo due medaglie agli assoluti
nell’otto e quattro con.
Nel 1992 dopo un anno agonistico disastroso decisi di dire stop alla
attivita’ di atleta e intraprendere quella di tecnico.
La Mura, appena stabilitosi alla direzione tecnica del canottaggio
italiano, mi disse che non voleva convincermi a continuare a remare
solo perche’ aveva bisogno di tecnici nuovi con cui costruire una
nuova cultura del canottaggio italiano.
E cosi’ allenai per otto anni (4 come allenatore e 4 come Capo
allenatore) le fiamme gialle e la squadra senior della nazionale con
La Mura e company.
Sono stati gli otto anni piu’ intensi e piu’ ricchi di apprendimento
della mia vita fino a quel momento.
Da li’ il grande passo.
La
fame di sapere come fanno gli altri a vincere mi ha portato in
Australia dove per altri 8 anni (otto e’ il numero che si ripete
nella mia vita) ho coperto la posizione di Head Coach dell’Istituto
dello Sport di Perth vivendo una esperienza altrettando impagabile
sotto l’aspetto dell’apprendimento.
Attualmente copro la posizione di Rowing Perfomance Manager
paragonabile a quella di DT in Italia ma per lo Stato del Western
Australia in coordinamento con il NRCE (National Rowing Centre of
Excellence) di Canberra.
Cio’ mi sta completando un percorso di apprendimento
personale/professionale nel campo del canottaggio ampio e nello
stesso tempo molto specifico (prestazione sportiva) lavorando fianco
a fianco con esperti tecnici e manager non solo del canottaggio ma
di altri sport come nuoto, atletica, hockey su prato, etc.
Opportunita’ unica e incommensurabile.
Canottaggio a parte, in che cosa differisce il vivere in Italia
ed in Australia?
Opportunita’. L’Australia a differenza dell’Italia e’ un paese
con opportunita’. E’ un paese che non ti regala nulla ma che ti
offre la possibilita’ di prendere le opportunita’ che si addicono
alle tue caratteristiche, desideri, sogni. In Italia devi prendere
cio’ che trovi e solo in rari casi; e spesso per vie “traverse”.
Che cosa ne pensa la tua famiglia?
La mia famiglia si e’ totalmente integrata; cosi’ come ha la
capacita’ di staccarsi ed eventualmente reintegrarsi in ambienti e
culture differenti. Cio’ che hanno assimilato, me compreso, e’ la
adattabilita’ a culture diverse cercando di guardare il diverso come
una ricchezza e non come un fastidio, come una nuova opportunita’ e
non come un problema.
Come
si sono ambientati i tuoi figli (a scuola) e tua moglie (al lavoro)?
Molto bene. All’inizio come e’ intuibile e’ stata molto dura ma
altrettanto eccitante. Tutto cio’ ha notevolmente consolidato la
famiglia.
Mia moglie ha una grande forza interna con grande spirito di
adattabilita’ che la porta a ritagliarsi spazi in qualsiasi realta’
sociale.
Perché l’Australia e non un altro Paese?
Io sono del parere che la miscela tra la organizzazione, la
filosofia, l’apertura, la grande forza caratteriale e la conoscenza
specifica nello sport, qualita’ indiscutibili del mondo
anglosassone, e l’adattabilita’, la storia e la passione, tipica
della nostra cultura, dia vita ad una combinazione potenzialmente
vincente in tutti I campi. Le due realta’ si compensano e
complementano perfettamente in tutti I campi. Qui ho conosciuto una
realta’ stupenda di italiani emigrati da questa parte del mondo che
hanno conseguito successi a vari livelli.
Questa voglia di assimilare il meglio della cultura e
professionalita’ anglosassone mi ha spinto a prendere la rotta per
l’Australia.
Inoltre l’ Olimpiade del 2000 e’ stata forse, per non dire
sicuramente, la migliore in assoluto per il canottaggio italiano.
Ciononostante, per varie ragioni e a causa di diversi personaggi di
quello staff tecnico, di cui io ho fatto orgogliosamente parte e
invidiato da tutto il mondo, non e’ stato oggetto di strategie
future. Anzi e’ diventato bersaglio di ridimensionamento. Cio’ mi ha
fatto prevedere una pericolosa stagnazione del canottaggio italiano;
preludio di confusione politica e quindi tecnica.
L’Australia mostrava in quel momento il paese che piu’ mi avrebbe
ridato l’entusiasmo e l’adrenalina necessaria per continuare questa
professione.
A quanti anni si inizia a praticare il canottaggio?
Ci sono due possibilita’:
1) attraverso I clubs il novizio inizia spesso verso I 14/15 anni
dopo aver frequentato molti altri sport tra I quali sicuramente il
nuoto;
2) Attraverso le High schools all’eta’ di 12 anni.
Come sono organizzati i club?
Molto
similmente a come lo sono in Italia. Ci sono club molto potenti
politicamente e finanziariamente che pagano piu’ di un allenatore
full time con buoni salari. Altri molto basati sul volontariato e la
passione di amanti dello sport. Questi clubs sopravvivono grazie al
grande coinvolgimento dei genitori e appassionati al canottaggio
come ex vogatori.
Pochi, quasi nulli I finanziamenti dalla federazione. I pochi
sovvenzionamenti arrivano dalle federazioni di ogni stato (simili
agli italiani “comitati regionali”).
Fino a questo momento clubs con atleti professionisti non esistono
il che rende il sistema molto coinvolgente, genuino e aggregante.
In Australia quali sono le caratteristiche fisiche (e
psicologiche) che deve avere un vogatore o una vogatrice?
Le stesse richieste in tutti I paesi che ambiscono ad essere potenze
remiere.
Dove si fanno i raduni?
Durante l’estate Australiana (ott-febb) a Canberra. In seguito gli
atleti raggiungono la sede di allenamento dei tecnici selezionati.
Che tipo di programma di allenamento?
E’ una domanda che potrebbe richiedere una settimana o una sola
frase per rispondere. Visto che si tratta di una intervista posso
solo rispondere optando per la seconda opzione e di conseguenza ti
dico che il programma di allenamento e’ il migliore in base agli
atleti e agli obiettivi che ci proponiamo. A cio’ posso solo
aggiungere che si predilige la qualita’ alla quantita’.
Chi comanda in nazionale?
Ci sono ruoli molto ben definiti, ben pubblicizzati e
riconosciuti. Tutti sanno chi copre quel determinato ruolo, quali
sono le sue responsabilita’ e mansioni e di conseguenza non e’
questione di chi comanda e chi obbedisce ma solo di far si che tutti
coloro che devono sapere sappiano senza scuse.
Importanza rispettivamente per: juniores – under 23 – squadra
assoluta non olimpica – squadra assoluta olimpica – adaptive rowing.
Sicuramente gli investimenti maggiori sono dirottati per le squadre
senior. L’attivita’ U23, Junior e Sub Junior sono delegate alla
periferia ma sempre sotto l’input e la direzione del centro
nazionale. Come penso sai gli atleti e allenatori junior e U23
devono finanziarsi tutto. Anche dopo essere stati selezionati devono
pagarsi le spese di viaggio, hotel e affitto imbarcazione. La
federazione provvede ad un piccolo contributo finanziario. I club e
gli Istituti dello Sport contribuiscono anch’essi ad un contributo.
Ma la maggior parte del costo e’ a carico degli atleti e degli
allenatori.
E’ questo positivo?
Io ho sempre ritenuto che cio’ rende il processo selettivo impari
alla partenza. Infatti viene meno il beneficio della
democratizzazione dello sport attraverso il quale tutti hanno la
possibilita’ di provare come succede in Italia attraverso le
societa’ militari e simili. Qui solo chi e’ finanziaramente
benestante puo’ provarci in quanto deve sapere che parte delle spese
devono essere sostenute personalmente.
Quali i migliori campi di gara?
Il bacino olimpico di Sydney rimane il migliore in assoluto. Lake
Barrington in Tasmania e’ il secondo. Qui a Perth si sta costruendo
un campo di gara speculare a quello di Sydney. Il progetto che e’
quasi arrivato al suo completamento vedra’ il suo debutto quest’anno
con I campionati Master e nel 2013 con I campionati Nazionali.
Come è organizzata una stagione agonistica?
Una sola regata a livello nazionale che sono I campionati nazionali
che si svolgono a Marzo. Durano una intera settimana e sono
riservati a tutte le categorie ad eccezione dei Master.
Inoltre verso luglio agosto si svolge un trofeo per Under 20
chiamato Youth Cup su specialita’ definite.
Quali le spinte motivazionali?
Il puro desiderio di mettersi in discussione in maniera divertente.
Non di sicuro economico.
Come vedono i vogatori/vogatrici australiani il canottaggio
europeo? E quello italiano?
Come si deduce dal proverbio “l’erba del vicino e’ sempre piu’
verde” I canottieri australiani vedono il canottaggio europeo e
Italiano in maniera curiosa e affascinante. Ritengono I loro
“colleghi” europei fortunati per I vantaggi economici e geografici;
ma non ne soffrono di invidia.
I canottieri australiani sono ammirevoli nel modo in cui trasformano
le difficolta’, dovute alla distanza dal cuore del canottaggio
internazionale (Europa) e al gap economico (ripeto nessuno degli
atleti e’ professionista), un’ opportunita’ per dimostrare che
nonostante tutto loro possono farcela.
Esistono: adaptive rowing – coastal rowing – indoor rowing – i
master?
Assolutamente si
Cosa mi dici del surf rowing?
E’ diventato l’attivita’ preferita per coloro che non riescono
nel canottaggio tradizionale o che si ritirano ad una eta’
relativamente giovane.
E’ comunque abbastanza diffusa anche se non e’ sotto la
responsabilita’ della federazione di canottaggio australiana
In conclusione vorrei ringraziare l’ANAC per questa intervista
sperando che possa stimolare buoni propositi all’intero canottaggio
italiano.
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