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Siamo
riusciti nell'intento di intervistare Gianni Postiglione, il noto
tecnico partenopeo che dal 2005 è il capo allenatore di una Grecia
in piena crescita nel panorama remiero internazionale. Un'intervista
dalla quale traspare a tinte forti oltre che le indiscusse capacità
di tecnico di altissimo livello, il profondo amore che lo lega al
canottaggio. Dall'ANAC, un ringraziamento a Postiglione per aver
tratteggiato in poche righe quasi trent'anni di canottaggio (anche
italiano).
BIOGRAFIA (non so come rendere
brevi 40 anni della mia vita, questo è il meglio che riesco a fare)
Gianni Postiglione
dopo qualche anno di nuoto esce fuori dall’acqua nel 1966 per remare
al Savoia con Marcello James. Diventa campione italiano nella
categoria ragazzi, junior, senior B, Senior A e Master con piccole
apparizioni nelle nazionali inferiori, non “sfonda” nella nazionale
perché troppo leggero 77 Kg. Purtroppo in Italia non c’erano ancora
i pesi leggeri.
Nel 1973 il
Posillipo punta su un giovanissimo allenatore (Gianni a 22 anni) per
risollevare le sorti del canottaggio. In sette anni si passa dal 52°
posto nella coppa Montù al 2 posto del 1980.
Dopo un anno al CUS
Milano con lusinghieri risultati regionali, nel finire del 1981
Paolo D’Aloja –Presidente FIC -lo chiama con la moglie Teresa Di
Sauro a Piediluco per avviare il College Remiero Juniores. Nel 1982
quasi tutti i ragazzi del College sono medagliati ai mondiali di
Piediluco. Nello stesso anno arriva anche la prima medaglia d’oro
come allenatore di equipaggio nel 4- PLM a Lucerna. Negli anni
ottanta i successi mondiali nella categoria pesi leggeri e gli
juniores del College aumentano consistentemente, fino ad arrivare a
sette titoli mondiali consecutivi nell’otto PL nel 1991. Intanto la
FISA 1997 lo accoglie, su proposta della FIC, nella Commissione
Agonistica, dove tuttora gli è stata rinnovata la fiducia.
Dopo
la delusione di Atlanta 1996, a Sidney allena la prima medaglia
d’argento 2xPLM Olimpica italiana. Una politica miope della FIC e
l’egoismo di qualche atleta nel finire del 2001 lo mandano libero
per il mondo.
Arriva in Spagna
nell’estate del 2002 giusto in tempo per qualificare nel 2003
quattro equipaggi per le Olimpiadi di Atene. Un buon risultato visto
che nella precedente Olimpiade gli equipaggi erano stati solo 2 e
nel 2008 sarà solo 1. Ad Atene per la prima volta nella storia
spagnola il 1xF arriva sesto in finale.
Lo spirito di
novità, con il Mediterraneo per bacino d’azione con baricentro
l’Italia, lo porta in Grecia nel 2005 restandoci fino ad oggi. In
questi anni con Gianni la Grecia ha vinto n.1 medaglia d’argento a
Beijing 2008, n.11 titoli mondiali nelle categorie Under 23, Junior
e Pesi leggeri. 11 titoli europei e ai Giochi del Mediterraneo 6
medaglie d’oro (1 nel 2005 e 5 nel 2009).
Il Comitato Olimpico Giapponese (JOC) nel 2005
lo chiama per aiutare il canottaggio. I frutti dei consigli si
vedono nel 2006 quando i vogatori del Sol Levante vincono per la
prima volta n.2 medaglie d’oro 2 argenti ed un bronzo ai Giochi
Asiatici di Doha. La collaborazione si conclude con le Olimpiadi di
Beijing con uno storico 9 posto del 2xPLF.
I risultati
sorprendenti della “Cenerentola” Grecia hanno colpito la maggioranza
dei membri della FISA che lo hanno eletto “Allenatore FISA dell’anno
2006” attualmente il titolo più prestigioso per un tecnico a livello
mondiale. Seguito dal titolo di allenatore dell’anno 2008 della
Grecia tra tutti gli sport, assegnato dai giornalisti sportivi per
l’unica medaglia d’argento olimpica del paese.
1) Cosa ne pensa
Gianni Postiglione di Gianni Postiglione allenatore?
Se
guardo i risultati che ho avuto in tutti questi anni ed in paesi e
condizioni diverse non posso pensare di essere un cattivo
allenatore.
Come tutti, negli anni, ho subito delle trasformazioni che chiamerei
maturazione, passando per momenti veramente difficili in cui mi
chiedevo se sarei stato capace di risollevarmi, ma grazie a pochi
amici e alla famiglia ci sono riuscito. Solo dopo queste esperienze
ci si sente veramente compiuti e più forti, perché ho sentito sulla
mia pelle cosa provano gli altri quando si prendono delle decisioni
penalizzanti il loro operato. Ovviamente, come tutti, non giustifico
chi con astio ti perseguita.
2) Se dovessi
abbinare un nome al canottaggio italiano…
Penso di essere fortunato che nei miei anni di canottaggio mi sia
esaltato con le vittorie degli Abbagnale e quindi li considero il
mito della mia epoca. Questo non penso sia accaduto perché era nella
loro volontà di farlo, ma ci sono state favorevoli coincidenze – il
dualismo con Redgrave, altro mito del remo, il fatto che erano due
fratelli così determinati e diversi, le fatiche immani che hanno
sostenuto per anni - hanno amplificato il valore dei loro grandi
successi ripetuti per un ventennio, per cui è anche nel destino di
alcuni e non di altri il mito. Nel mio cuore ho ancora altri nomi
perché ho assistito agli sforzi di molti altri grandi rematori, ma
così non facciamo un articolo, ma un libro.
3) La tua stagione
migliore dal punto di vista dei risultati in Italia?
Quando
ero in Italia ho avuto varie stagioni esaltanti. Il periodo più
bello è stato dal 1981 al 1990. Nel 1988 a Milano ho allenato la
squadra junior e pesi leggeri ad abbiamo vinto 5 medaglie d’oro e
perso per un soffio l’oro nel 2xPLM con Gaddi ed Esposito. Lo stesso
anno ho fatto da assistente allenatore alle Olimpiadi di Seoul e
l’Italia ha vinto due ori Olimpici. Un altro momento esaltante è
stato il 1991 quando l’otto PLM ha vinto per la settima volta
consecutiva il mondiale, quando tutti i paesi puntavano nell’otto
come gara di prestigio dei Pesi Leggeri. L’ultimo grande momento è
stata l’Olimpiade di Sidney 2000 dove ho allenato la prima medaglia
d’argento olimpica in 2xPLM con Pettinari e Luini.
4) Con quali
squadre nazionali hai collaborato finora?
Ho lavorato con la Spagna fino al 2004. Con la Grecia dal 2005 fino
ad oggi. Sono stato consulente del Comitato Olimpico Giapponese dal
2005 al 2008. Considero delle collaborazioni anche i seminari della
FISA che ho fatto nei paesi di sviluppo.
Molti allenatori mi contattano per consigli come Carlos Dinares
l’allenatore di Ursula Grobler la nuova record women sul
remoergometro ai Crash B di Boston. Per loro ammissione so di essere
l’ispiratore di vari tecnici nel mondo, ma ovviamente non penso di
aver alcun merito sui loro risultati, è già molto se mi salutano
cordialmente sui campi di gara.
5) Quali
caratteristiche secondo te deve avere un allenatore di livello
internazionale?
Io vedo essenzialmente due tipi di allenatori:
- di Club
- della Nazionale
Entrambi
lavorano per ottenere dei risultati nel canottaggio, ma la filosofia
che li ispira è diversa. L’allenatore di club deve far crescere
tutti i suoi atleti per far vivere la sua società; li segue
quotidianamente e, se bravo, li conosce in maniera approfondita.
L’allenatore di club deve essere un buon tecnico, ma anche un
animatore dei suoi ragazzi, spesso è anche un riparatore dei danni
involontari procurati dall’allenatore nazionale. L’allenatore di
club cerca di essere l’AMICO dei suoi atleti e spesso funziona
anche, ma non e’ necessario se si e’ bravi.
L’allenatore della nazionale potrebbe essere come l’altro, ma c’è un
aspetto che lo rende più potente e più inviso allo stesso tempo, è
un SELEZIONATORE! Bravo per quelli convocati, cattivo per gli
esclusi. Le possibilità di errore si moltiplicano con il numero di
atleti e quindi è un ruolo ad alta esposizione sia nel bene che nel
male. L’allenatore della nazionale vorrebbe essere anche lui l’amico
degli atleti, ma questo desiderio spesso gli fa dimenticare che in
primis deve essere GIUSTO.
Le caratteristiche generali di un allenatore internazionale vanno
individuate tra gli allenatori di nazionale, con alcune differenze
sostanziali che dipendono dall’esperienza e dalla conoscenza del
canottaggio mondiale.
Naturalmente la comunicazione in una lingua straniera,
preferibilmente inglese, è importante, ma non la soluzione finale.
Puo essere determinante per trovare lavoro all’estero o fare qualche
conferenza, ma non basta per diventare un grande allenatore,
altrimenti tutti gli anglosassoni lo sarebbero.
Inserirsi a livello internazionale presuppone un curriculum
oggettivamente di buon livello e non solo come atleta. In Italia
spesso ci si autoreferenzia, ma all’estero conta molto chi è il
referente e quanto credito questi ha a livello internazionale.
Ritengo che tra le caratteristiche ci debba essere anche una buona
sensibilità nel capire rapidamente su quali obiettivi a breve
termine bisogna concentrare l’attività del paese in cui si viene
chiamati. Non mi riferisco solo ai risultati, ma al modo migliore
per inserirsi in un ambiente che ha le sue tradizioni, i suoi riti.
Quando chiamano uno straniero è perché sanno di non riuscire ad
essere competitivi e cercano una soluzione ai loro problemi.
6) Oltre che
allenare…che cosa deve fare?
- Inspirare una
filosofia accettata da tutti e praticata in primis dal Capo degli
allenatori.
- Conoscere la
fisiologia dello sport
- Indicare il programma
di allenamento
- Introdurre un sistema
di test qualificato
- Organizzare un buon
supporto medico e fisioterapico
- Preparare programmi di
sviluppo del canottaggio
- Saper organizzare un
sistema complessivamente funzionale alle finanze della Federazione,
ottimizzato sui risultati da ottenere.
- Formare allenatori
- Avere buoni rapporti
internazionali.
- Oggi viene sempre più
richiesta la capacità di trovare sponsor.
Io aggiungo anche il saper bene cosa non bisogna fare:
§
Lasciarsi andare all’impulso di fare il lavoro degli altri -
meglio porre attenzione nel prevenire i loro errori aiutandoli senza
sostituirli;
§
pensare che solo tu capisci di canottaggio - molto spesso i
tuoi collaboratori hanno delle buone idee -;
§
utilizzare male il tempo discutendo sul sesso degli angeli,
giusto per tenere impegnata la squadra, allontanando i collaboratori
dalla loro famiglia e creando uno squilibrio nella loro vita che non
è mai a vantaggio del canottaggio;
§
adagiarsi sui risultati senza prevedere in che direzione si
muove il canottaggio mondiale;
§
fare delle scelte per consolidare il proprio potere,
trascurando il ruolo “super partes” per cui siamo stati incaricati;
§
mortificare gli atleti o i propri collaboratori, anche se
hanno sbagliato, perché incide negativamente sulla loro autostima e
sulla fiducia nel capo;
§
zittire i contestatori, perché spesso questi ci fanno capire
cosa non va.
7) La tecnica che
insegni a chi si ispira?
Nella mia storia di atleta ho avuto allenatori che insistevano molto
sulla spinta di gambe. Da allenatore di club ho scoperto che un buon
lavoro di busto può far muovere la barca molto velocemente. Nei 20
anni spesi con la nazionale italiana ho imparato come organizzare il
mio modello teorico di voga e posso tranquillamente dire che lo
stile Fairban è il riferimento storico.
Comunque cerco di
non irrigidirmi sull’effetto estetico e mi concentro molto di più
sulla capacità di assimilazione dell’atleta, l’efficacia e la sua
sensibilità in barca, ben sapendo che tutti i grandi campioni hanno
dei “difetti” perché gli osservatori li filtrano sul proprio modello
teorico. L’aspetto importante è che non danneggino la velocità della
barca.
Mi ha fatto molto piacere sapere che in Italia negli anni scorsi i
miei vogatori pesi leggeri italiani sono stati usati come esempio da
imitare per un finale lungo e accelerato dopo un fulminante colpo di
gambe.
Penso di aver acquisito un buon concetto di tecnica ne è testimone
la riproducibilità, realizzata in Spagna, Grecia e Giappone.
8) Sei d’accordo
sul fatto che poco è cambiato negli ultimi 50 anni nella tecnica
remiera?
Sono d’accordo parzialmente! Se ci riferiamo agli stili principali
non ci sono stati cambi, ma continuano a succedersi solo mode, vedi
la tecnica dei canadesi con il loro finale esasperato.
Ritengo
che la tecnica di voga dipende molto dalla barca e dai remi ed è
sotto gli occhi di tutti la grande trasformazione tecnologica che
c’è stata negli ultimi 20 anni. I miei atleti degli anni ‘80 erano
degli specialisti della pala Macon, erano quelli che riuscivano
meglio di tutti a trovare la giusta pressione per incrementare la
velocità della barca. Sono convinto che per molti anni hanno battuto
atleti fisicamente più forti, ma poco sensibili alle pale. Quando
c’è stato l’avvento delle pale Big Blade è crollato un importante
riferimento per il mio modo di vedere la tecnica, improvvisamente i
miei atleti si sono trovati dietro agli altri di quasi 10 secondi. I
rematori più forti avevano trovato una pala adeguata su cui
applicare la loro grande energia. Negli ultimi anni i bracci a tubo
di carbonio e ad ala hanno portato altre novità tecniche, ma non
hanno rivoluzionato la tecnica come nel 1992 le Big Blade.
9) Quali le
nazioni che si sono maggiormente evolute?
In tutte le nazioni ci sono dei cicli che coincidono con le
Olimpiadi, ormai tutti misurano così i loro programmi. Per alcuni
paesi la fase più bassa è la conquista di una sola medaglia Olimpica
o partecipare solo alle finali, per altri l’assenza di
partecipazione alle Olimpiadi. La fase più alta è il record di
medaglie olimpiche ottenute. In questi anni si è assistito alla fase
calante della Germania, degli Stati Uniti e della Romania (hanno
ottenuto buoni risultati solo con le donne), ma anche alla crescita
di altre realtà come la Nuova Zelanda, GBR, la Polonia, la Cechia. A
livello Olimpico in questi anni si assiste ad una maggiore
distribuzione delle medaglie che nel passato. La Grecia nel 2009
secondo Kleshnev (2009 rowingbionews09) ha ottenuto il miglioramento
più vistoso a livello mondiale negli ultimi 5 anni + 24,4% nelle
barche olimpiche, so bene che migliorare da zero è sempre eclatante,
ma per i greci è quantomeno incoraggiante.
10) Quale aspetto
potrebbe dare un miglioramento al canottaggio (miglioramento della
tecnica, della preparazione fisica, dei materiali…, altro…)
Ogni atleta ha il suo punto debole da individuare. Il difficile è
trovare il più determinante ai fini della prestazione. Quando un
allenatore lo trova deve studiare le tecniche più adeguate per
migliorare; sono queste che negli ultimi anni stanno cambiando. La
grande disponibilità di tecnologia che ci permette di individuare i
punti deboli in un minor tempo e con piu’ esattezza in rapporto a
qualche anno fa. La fase successiva dell’apprendimento e’ ancora
tradizionale, ma si stanno muovendo anche in quella direzione.
Solo la possibilità d’uso non è sufficiente perché non tutti i
sistemi sono nati per il canottaggio, quindi l’esperienza e le
capacità dell’allenatore li possono rendere più efficaci. Ovviamente
penso che sia ancora lontana la sostituzione dell’allenatore con una
macchina.
11) Italia-Grecia,
quali le differenze nella struttura federale?
Il
consiglio federale Greco è composto da 10 membri ed il Presidente.
Il segretario è un membro del Consiglio (non pagato) che gestisce 6
impiegati. L’area tecnica ha un Capo Allenatori e 4 tecnici a tempo
pieno.
Penso che le maggiori differenze con l’Italia siano legate ai
seguenti fattori:
Il budget, fino al
2008 10 volte maggiore in Italia, nel 2009 solo 6 volte, nel 2010
….speriamo bene con questa crisi!
Il numero di club 250 in Italia vs 30 in Grecia, per conseguenza
anche la base dei rematori.
La tradizione, in Italia ci sono campioni olimpici da più di cento
anni, in Grecia la prima medaglia olimpica arriva nel 2004 ad Atene.
12) Quali le
differenze tra gli atleti (fisicamente, mentalità)?
I rematori greci sono di tipologia mediterranea come gli
italiani. I loro gusti sono quelli pubblicizzati in tutto il mondo:
il caffè, i computer, le automobili, le vacanze, trovare un ragazzo/
ragazza; vogliono farsi una famiglia a cui sono molto legati. Io non
vedo particolari differenze, anzi mi sembra che la media di altezza
dei greci sia abbastanza bassa, ma non ci bado più di tanto, perché
è quello che ho. La mentalità mi piace e mi ricorda quella del mio
gruppo storico di pesi leggeri degli anni ’80. Penso che in Italia
anche oggi ce ne sono ancora di ragazzi così, solo che non li
conosco bene.
13) La maggior
difficoltà che hai incontrato, e invece l’aspetto più piacevole.
La lingua. Non avrei mai immaginato che a 50 anni suonati dovessi
imparare un po’ di greco. Il lavoro di allenatore è essenzialmente
insegnare, trasmettere dei concetti in una lingua non tua è il
massimo della difficoltà. Quando sono arrivato la Federazione Greca
mi ha presentato un gruppo di allenatori che mi avrebbe coadiuvato e
che mi promisero avrebbero imparato l’inglese al più presto,
ricambiati dalla mia riguardo al greco; dopo 5 anni abbiamo fatto
tutti dei piccolissimi passi in avanti, ma penso che gli atleti
hanno fatto il grosso del lavoro di comprensione. L’aspetto più
piacevole è trovare sempre un sorriso di speranza dopo gli
allenamenti o una gara anche se andati male.
14) Quante società di
canottaggio ci sono in Grecia, per un movimento di quante persone?
Quanti i campi di gara e quali?
Come
ho già detto ci sono 30 club ed il movimento attualmente è di 280
maschi e 151 femmine. I campi di gara accettabili sono veramente
pochi, oltre al campo olimpico di Maratona c’è Ioannina a 70 Km da
Iougoumenitsa (di fronte a Brindisi), a 400 m di altezza, è lungo 6
Km, è calmo la mattina, mosso nel pomeriggio. Poi c’è Kastoria, a
200 Km nord est da Ioannina, a 600 m di altezza a forma di
anfiteatro quasi sempre calmo, questa città è famosa per il grande
commercio delle pellicce. Ci sono altri campi di gara/allenamento
nelle isole, ma sono difficilmente raggiungibili e poco attrezzati.
15) Che cosa si fa in
Grecia per promuovere il canottaggio, a quanti anni iniziano a
remare?
In Grecia non esiste un vero e proprio sistema di promozione del
canottaggio, i club fanno iniziare l’attività a 12-13 anni, ma gli
allenatori di club, poco pagati, non spendono più di due ore nella
società e si attivano solo fino ai campionati nazionali seguendo
pochi atleti.
16) Quanti giorni
all’anno trascorri in Grecia?
Dipende dalle esigenze della squadra e della mia famiglia. Con la
federazione ho fatto un patto chiaro, avrei mantenuto i miei impegni
con loro se fossi riuscito a bilanciare i miei interessi familiari
con i risultati della squadra. Fino ad ora ci sono riuscito e spero
di continuare, ovviamente se mi rendo conto che è necessaria una mia
maggiore presenza prendo i provvedimenti necessari.
17) Quali i tuoi
obiettivi nel quadriennio che si concluderà con Londra 2012?
Tutte le federazioni prevedono miglioramenti e io dico sempre
“avversari permettendo”. Per il 2012 sarebbe un buon traguardo
ripetere due finali con altre due barche partecipanti con onore. Ma
lo dico ben sapendo quanto sia difficile anche qualificare delle
barche per le Olimpiadi visto che la Grecia è per numero di
praticanti nell’area medio - bassa da sempre molto sensibile a
sconvolgimenti.
18) Conferenze FISA,
Conferenze nazionali, interregionali: Quanta importanza ha
l’aggiornamento per un allenatore? Con quale cadenza dovrebbe essere
fatto? Nella propria nazione o anche all’estero?
Quella delle conferenze è una moda molto diffusa. Ritengo che siano
un buon supporto di conoscenza per gli allenatori, ma non la
soluzione per fare dei buoni allenatori. Ritengo che per gli
allenatori sia più importante quello che succede dopo le varie
conferenze, quanto tempo dedicano alla lettura, allo studio e
all’analisi del proprio lavoro.
19) In Italia esiste
un’alta densità di allenatori capaci. Manca qualcosa secondo te
all’allenatore italiano “tipo”, per essere migliore?
Sono da 9 anni fuori dal canottaggio italiano e non posso essere
preciso su cosa manchi agli allenatori italiani, ormai parlo solo
con pochi di loro.
Da osservatore, molto esterno, potrei azzardare la “FIDUCIA”, visto
che è sempre un fatto buono averla e quando manca, spesso le cose
vanno male.
Anche la necessità di INQUADRARE BENE IL PROPRIO RUOLO all’interno
del movimento può essere importante, se si è bravi allenatori di
club non è scontato essere anche bravi tecnici internazionali o
perlomeno si può diventarlo, affrontando prima un serio percorso
formativo che porti ai livelli che si desidera raggiungere.
20) Rapporti
con la FISA: parodiando Gino Bartali “l’è tutto sbagliato, l’è
tutto da rifare?” o va bene così?
Questa domanda andrebbe fatta alla FISA. Io sono solo un membro
della Commissione Agonistica e non ho peso politico.
Attualmente ci sono altri due italiani nelle commissioni della FISA
Paola Grizzetti e Fabio Bolcic molto apprezzati dai propri capi
commissione.
La mia candidatura nella Commissione Agonistica FISA in questo
ultimo quadriennio è stata appoggiata dalla Grecia e dal Giappone,
ben lieti di sostenermi per il quarto mandato consecutivo.
Non conosco le relazioni che attualmente corrono tra la FISA e la
FIC, ma so che il presidente Oswald, molto noto nel mondo dello
sport mondiale per la sua efficacia, è un uomo che tiene in grande
considerazione le federazioni che mantengono gli impegni presi ed
operano esclusivamente nell’interesse del canottaggio.
21) Domani
appendi il tuo contacolpi al fatidico chiodo. Che cosa fa, dove
vive, di che cosa si occupa da quel momento Gianni Postiglione?
Questa
fase prevede una lunga preparazione perché prima devo trovare il
chiodo giusto, poi la parete che mi deve piacere e se in quel
momento ho un cronometro nuovo mi dispiacerebbe se qualcuno passasse
e se lo pigliasse.
Scherzi a parte, in questo momento mi sto veramente divertendo ad
allenare e mi sento contraccambiato dai miei atleti. Ho progetti per
il futuro sempre nel canottaggio anche in altri paesi e non ci penso
molto a smettere con questo vizio, anche perché se il Padreterno mi
conserverà in buona salute fisica e mentale, la mia esperienza
continuerà a crescere e quindi potrò dare ancora molto agli atleti
che hanno piacere a seguirmi. Sono comunque aperto a qualsiasi
soluzione come la lettura, la pittura, lo sport praticato. Mi
piacerebbe vivere a Napoli o in qualsiasi posto caldo dove posso
vedere delle barche di canottaggio, di sicuro so che non farò il
“critico del canottaggio”.
A Gianni Postiglione vada un sincero in bocca
al lupo da parte dell'associazione Nazionale allenatori Canottaggio.
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