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1971-2011
BUONCOMPLEANAC
40 anni di canottaggio allenato
 

 

 

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 Filippi Lido

 

 
      FILO DIRETTO CON…GIANNI POSTIGLIONE
 

Siamo riusciti nell'intento di intervistare Gianni Postiglione, il noto tecnico partenopeo che dal 2005 è il capo allenatore di una Grecia in piena crescita nel panorama remiero internazionale. Un'intervista dalla quale traspare a tinte forti oltre che le indiscusse capacità di tecnico di altissimo livello, il profondo amore che lo lega al canottaggio. Dall'ANAC, un ringraziamento a Postiglione per aver tratteggiato in poche righe quasi trent'anni di canottaggio (anche italiano).

BIOGRAFIA (non so come rendere brevi 40 anni della mia vita, questo è il meglio che riesco a fare)

Gianni Postiglione dopo qualche anno di nuoto esce fuori dall’acqua nel 1966 per remare al Savoia con Marcello James. Diventa campione italiano nella categoria ragazzi, junior, senior B, Senior A e Master con piccole apparizioni nelle nazionali inferiori, non “sfonda” nella nazionale perché troppo leggero 77 Kg. Purtroppo in Italia non c’erano ancora i pesi leggeri.

Nel 1973 il Posillipo punta su un giovanissimo allenatore (Gianni a 22 anni) per risollevare le sorti del canottaggio. In sette anni si passa dal 52° posto nella coppa Montù al 2 posto del 1980.

Dopo un anno al CUS Milano con lusinghieri risultati regionali, nel finire del 1981 Paolo D’Aloja –Presidente FIC -lo chiama con la moglie Teresa Di Sauro a Piediluco per avviare il College Remiero Juniores. Nel 1982 quasi tutti i ragazzi del College sono medagliati ai mondiali di Piediluco. Nello stesso anno arriva anche la prima medaglia d’oro come allenatore di equipaggio nel 4- PLM a Lucerna. Negli anni ottanta i successi mondiali nella categoria pesi leggeri e gli juniores del College aumentano consistentemente, fino ad arrivare a sette titoli mondiali consecutivi nell’otto PL nel 1991. Intanto la FISA 1997 lo accoglie, su proposta della FIC, nella Commissione Agonistica, dove tuttora gli è stata rinnovata la fiducia.

Dopo la delusione di Atlanta 1996, a Sidney allena la prima medaglia d’argento 2xPLM Olimpica italiana. Una politica miope della FIC e l’egoismo di qualche atleta nel finire del 2001 lo mandano libero per il mondo.

Arriva in Spagna nell’estate del 2002 giusto in tempo per qualificare nel 2003 quattro equipaggi per le Olimpiadi di Atene. Un buon risultato visto che nella precedente Olimpiade gli equipaggi erano stati solo 2 e nel 2008 sarà solo 1. Ad Atene per la prima volta nella storia spagnola il 1xF arriva sesto in finale.

Lo spirito di novità, con il Mediterraneo per bacino d’azione con baricentro l’Italia, lo porta in Grecia nel 2005 restandoci fino ad oggi. In questi anni con Gianni la Grecia ha vinto n.1 medaglia d’argento a Beijing 2008, n.11 titoli mondiali nelle categorie Under 23, Junior e Pesi leggeri. 11 titoli europei e ai Giochi del Mediterraneo 6 medaglie d’oro (1 nel 2005 e 5 nel 2009).

Il Comitato Olimpico Giapponese (JOC) nel 2005 lo chiama per aiutare il canottaggio. I frutti dei consigli si vedono nel 2006 quando i vogatori del Sol Levante vincono per la prima volta n.2 medaglie d’oro 2 argenti ed un bronzo ai Giochi Asiatici di Doha. La collaborazione si conclude con le Olimpiadi di Beijing con uno storico 9 posto del 2xPLF.

I risultati sorprendenti della “Cenerentola” Grecia hanno colpito la maggioranza dei membri della FISA che lo hanno eletto “Allenatore FISA dell’anno 2006” attualmente il titolo più prestigioso per un tecnico a livello mondiale. Seguito dal titolo di allenatore dell’anno 2008 della Grecia tra tutti gli sport, assegnato dai giornalisti sportivi per l’unica medaglia d’argento olimpica del paese.

 

1)     Cosa ne pensa Gianni Postiglione di Gianni Postiglione allenatore?

Se guardo i risultati che ho avuto in tutti questi anni ed in paesi e condizioni diverse non posso pensare di essere un cattivo allenatore.

Come tutti, negli anni, ho subito delle trasformazioni che chiamerei maturazione, passando per momenti veramente difficili in cui mi chiedevo se sarei stato capace di risollevarmi, ma grazie a pochi amici e alla famiglia ci sono riuscito. Solo dopo queste esperienze ci si sente veramente compiuti e più forti, perché ho sentito sulla mia pelle cosa provano gli altri quando si prendono delle decisioni penalizzanti il loro operato. Ovviamente, come tutti, non giustifico chi con astio ti perseguita.

2)     Se dovessi abbinare un nome al canottaggio italiano…

Penso di essere fortunato che nei miei anni di canottaggio mi sia esaltato con le vittorie degli Abbagnale e quindi li considero il mito della mia epoca. Questo non penso sia accaduto perché era nella loro volontà di farlo, ma ci sono state favorevoli coincidenze – il dualismo con Redgrave, altro mito del remo, il fatto che erano due fratelli così determinati e diversi, le fatiche immani che hanno sostenuto per anni - hanno amplificato il valore dei loro grandi successi ripetuti per un ventennio, per cui è anche nel destino di alcuni e non di altri il mito. Nel mio cuore ho ancora altri nomi perché ho assistito agli sforzi di molti altri grandi rematori, ma così non facciamo un articolo, ma un libro.

3)     La tua stagione migliore dal punto di vista dei risultati in Italia?

Quando ero in Italia ho avuto varie stagioni esaltanti. Il periodo più bello è stato dal 1981 al 1990. Nel 1988 a Milano ho allenato la squadra junior e pesi leggeri ad abbiamo vinto 5 medaglie d’oro e perso per un soffio l’oro nel 2xPLM con Gaddi ed Esposito. Lo stesso anno ho fatto da assistente allenatore alle Olimpiadi di Seoul e l’Italia ha vinto due ori Olimpici. Un altro momento esaltante è stato il 1991 quando l’otto PLM ha vinto per la settima volta consecutiva il mondiale, quando tutti i paesi puntavano nell’otto come gara di prestigio dei Pesi Leggeri. L’ultimo grande momento è stata l’Olimpiade di Sidney 2000 dove ho allenato la prima medaglia d’argento olimpica in 2xPLM con Pettinari e Luini.

4)     Con quali squadre nazionali hai collaborato finora?

Ho lavorato con la Spagna fino al 2004. Con la Grecia dal 2005 fino ad oggi. Sono stato consulente del Comitato Olimpico Giapponese dal 2005 al 2008. Considero delle collaborazioni anche i seminari della FISA che ho fatto nei paesi di sviluppo.

Molti allenatori mi contattano per consigli come Carlos Dinares l’allenatore di Ursula Grobler la nuova record women sul remoergometro ai Crash B di Boston. Per loro ammissione so di essere l’ispiratore di vari tecnici nel mondo, ma ovviamente non penso di aver alcun merito sui loro risultati, è già molto se mi salutano cordialmente sui campi di gara.

5)     Quali caratteristiche secondo te deve avere un allenatore di livello internazionale?

Io vedo essenzialmente due tipi di allenatori:

-         di Club

-         della Nazionale

Entrambi lavorano per ottenere dei risultati nel canottaggio, ma la filosofia che li ispira è diversa. L’allenatore di club deve far crescere tutti i suoi atleti per far vivere la sua società; li segue quotidianamente e, se bravo, li conosce in maniera approfondita. L’allenatore di club deve essere un buon tecnico, ma anche un animatore dei suoi ragazzi, spesso è anche un riparatore dei danni involontari procurati dall’allenatore nazionale. L’allenatore di club cerca di essere l’AMICO dei suoi atleti e spesso funziona anche, ma non e’ necessario se si e’ bravi.

L’allenatore della nazionale potrebbe essere come l’altro, ma c’è un aspetto che lo rende più potente e più inviso allo stesso tempo, è un SELEZIONATORE! Bravo per quelli convocati, cattivo per gli esclusi. Le possibilità di errore si moltiplicano con il numero di atleti e quindi è un ruolo ad alta esposizione sia nel bene che nel male. L’allenatore della nazionale vorrebbe essere anche lui l’amico degli atleti, ma questo desiderio spesso gli fa dimenticare che in primis deve essere GIUSTO.

Le caratteristiche generali di un allenatore internazionale vanno individuate tra gli allenatori di nazionale, con alcune differenze sostanziali che dipendono dall’esperienza e dalla conoscenza del canottaggio mondiale.

Naturalmente la comunicazione in una lingua straniera, preferibilmente inglese, è importante, ma non la soluzione finale. Puo essere determinante per trovare lavoro all’estero o fare qualche conferenza, ma non basta per diventare un grande allenatore, altrimenti tutti gli anglosassoni lo sarebbero.

Inserirsi a livello internazionale presuppone un curriculum oggettivamente di buon livello e non solo come atleta. In Italia spesso ci si autoreferenzia, ma all’estero conta molto chi è il referente e quanto credito questi ha a livello internazionale. Ritengo che tra le caratteristiche ci debba essere anche una buona sensibilità nel capire rapidamente su quali obiettivi a breve termine bisogna concentrare l’attività del paese in cui si viene chiamati. Non mi riferisco solo ai risultati, ma al modo migliore per inserirsi in un ambiente che ha le sue tradizioni, i suoi riti. Quando chiamano uno straniero è perché sanno di non riuscire ad essere competitivi e cercano una soluzione ai loro problemi.

6)     Oltre che allenare…che cosa deve fare?

-       Inspirare una filosofia accettata da tutti e praticata in primis dal Capo degli allenatori.

-       Conoscere la fisiologia dello sport

-       Indicare il programma di allenamento

-       Introdurre un sistema di test qualificato

-       Organizzare un buon supporto medico e fisioterapico

-       Preparare programmi di sviluppo del canottaggio

-       Saper organizzare un sistema complessivamente funzionale alle finanze della Federazione, ottimizzato sui risultati da ottenere.

-       Formare allenatori

-       Avere buoni rapporti internazionali.

-       Oggi viene sempre più richiesta la capacità di trovare sponsor.

Io aggiungo anche il saper bene cosa non bisogna fare:

§       Lasciarsi andare all’impulso di fare il lavoro degli altri - meglio porre attenzione nel prevenire i loro errori aiutandoli senza sostituirli;

§       pensare che solo tu capisci di canottaggio - molto spesso i tuoi collaboratori hanno delle buone idee -;

§       utilizzare male il tempo discutendo sul sesso degli angeli, giusto per tenere impegnata la squadra, allontanando i collaboratori dalla loro famiglia e creando uno squilibrio nella loro vita che non è mai a vantaggio del canottaggio;

§       adagiarsi sui risultati senza prevedere in che direzione si muove il canottaggio mondiale;

§       fare delle scelte per consolidare il proprio potere, trascurando il ruolo “super partes” per cui siamo stati incaricati;

§       mortificare gli atleti o i propri collaboratori, anche se hanno sbagliato, perché incide negativamente sulla loro autostima e sulla fiducia nel capo;

§       zittire i contestatori, perché spesso questi ci fanno capire cosa non va.

 

7)     La tecnica che insegni a chi si ispira?

Nella mia storia di atleta ho avuto allenatori che insistevano molto sulla spinta di gambe. Da allenatore di club ho scoperto che un buon lavoro di busto può far muovere la barca molto velocemente. Nei 20 anni spesi con la nazionale italiana ho imparato come organizzare il mio modello teorico di voga e posso tranquillamente dire che lo stile Fairban è il riferimento storico.

Comunque cerco di non irrigidirmi sull’effetto estetico e mi concentro molto di più sulla capacità di assimilazione dell’atleta, l’efficacia  e la sua sensibilità in barca, ben sapendo che tutti i grandi campioni hanno dei “difetti” perché gli osservatori li filtrano sul proprio modello teorico. L’aspetto importante è che non danneggino la velocità della barca.

Mi ha fatto molto piacere sapere che in Italia negli anni scorsi i miei vogatori pesi leggeri italiani sono stati usati come esempio da imitare per un finale lungo e accelerato dopo un fulminante colpo di gambe.

Penso di aver acquisito un buon concetto di tecnica ne è testimone la riproducibilità, realizzata in Spagna, Grecia e Giappone.

 

8)     Sei d’accordo sul fatto che poco è cambiato negli ultimi 50 anni nella tecnica remiera?

Sono d’accordo parzialmente! Se ci riferiamo agli stili principali non ci sono stati cambi, ma continuano a succedersi solo mode, vedi la tecnica dei canadesi con il loro finale esasperato.

Ritengo che la tecnica di voga dipende molto dalla barca e dai remi ed è sotto gli occhi di tutti la grande trasformazione tecnologica che c’è stata negli ultimi 20 anni. I miei atleti degli anni ‘80 erano degli specialisti della pala Macon, erano quelli che riuscivano meglio di tutti a trovare la giusta pressione per incrementare la velocità della barca. Sono convinto che per molti anni hanno battuto atleti fisicamente più forti, ma poco sensibili alle pale. Quando c’è stato l’avvento delle pale Big Blade è crollato un importante riferimento per il mio modo di vedere la tecnica, improvvisamente i miei atleti si sono trovati dietro agli altri di quasi 10 secondi. I rematori più forti avevano trovato una pala adeguata su cui applicare la loro grande energia. Negli ultimi anni i bracci a tubo di carbonio e ad ala hanno portato altre novità tecniche, ma non hanno rivoluzionato la tecnica come nel 1992 le Big Blade.

9)     Quali le nazioni che si sono maggiormente evolute?

In tutte le nazioni ci sono dei cicli che coincidono con le Olimpiadi, ormai tutti misurano così i loro programmi. Per alcuni paesi la fase più bassa è la conquista di una sola medaglia Olimpica o partecipare solo alle finali, per altri l’assenza di partecipazione alle Olimpiadi. La fase più alta è il record di medaglie olimpiche ottenute. In questi anni si è assistito alla fase calante della Germania, degli Stati Uniti e della Romania (hanno ottenuto buoni risultati solo con le donne), ma anche alla crescita di altre realtà come la Nuova Zelanda, GBR, la Polonia, la Cechia. A livello Olimpico in questi anni si assiste ad una maggiore distribuzione delle medaglie che nel passato. La Grecia nel 2009 secondo Kleshnev (2009 rowingbionews09) ha ottenuto il miglioramento più vistoso a livello mondiale negli ultimi 5 anni + 24,4% nelle barche olimpiche, so bene che migliorare da zero è sempre eclatante, ma per i greci è quantomeno incoraggiante.

10) Quale aspetto potrebbe dare un miglioramento al canottaggio (miglioramento della  tecnica, della preparazione fisica, dei materiali…, altro…)

Ogni atleta ha il suo punto debole da individuare. Il difficile è trovare il più determinante ai fini della prestazione. Quando un allenatore lo trova deve studiare le tecniche più adeguate per migliorare; sono queste che negli ultimi anni stanno cambiando. La grande disponibilità di tecnologia che ci permette di individuare i punti deboli in un minor tempo e con piu’ esattezza in rapporto a qualche anno fa. La fase successiva dell’apprendimento e’ ancora tradizionale, ma si stanno muovendo anche in quella direzione.

Solo la possibilità d’uso non è sufficiente perché non tutti i sistemi sono nati per il canottaggio, quindi l’esperienza e le capacità dell’allenatore li possono rendere più efficaci. Ovviamente penso che sia ancora lontana la sostituzione dell’allenatore con una macchina.

11) Italia-Grecia, quali le differenze nella struttura federale?
Il consiglio federale Greco è composto da 10 membri ed il Presidente. Il segretario è un membro del Consiglio (non pagato) che gestisce 6 impiegati. L’area tecnica ha un Capo Allenatori e 4 tecnici a tempo pieno.
Penso che le maggiori differenze con l’Italia siano legate ai seguenti fattori:

Il budget, fino al 2008 10 volte maggiore in Italia, nel 2009 solo 6 volte, nel 2010 ….speriamo bene con questa crisi!

Il numero di club 250 in Italia vs 30 in Grecia, per conseguenza anche la base dei rematori.

La tradizione, in Italia ci sono campioni olimpici da più di cento anni, in Grecia la prima medaglia olimpica arriva nel 2004 ad Atene.

12)  Quali le differenze tra gli atleti (fisicamente, mentalità)?
 I rematori greci sono di tipologia mediterranea come gli italiani. I loro gusti sono quelli pubblicizzati in tutto il mondo: il caffè, i computer, le automobili, le vacanze, trovare un ragazzo/ ragazza; vogliono farsi una famiglia a cui sono molto legati. Io non vedo particolari differenze, anzi mi sembra che la media di altezza dei greci sia abbastanza bassa, ma non ci bado più di tanto, perché è quello che ho. La mentalità mi piace e mi ricorda quella del mio gruppo storico di pesi leggeri degli anni ’80. Penso che in Italia anche oggi ce ne sono ancora di ragazzi così, solo che non li conosco bene.

13)  La maggior difficoltà che hai incontrato, e invece l’aspetto più piacevole.

La lingua. Non avrei mai immaginato che a 50 anni suonati dovessi imparare un po’ di greco. Il lavoro di allenatore è essenzialmente insegnare, trasmettere dei concetti in una lingua non tua è il massimo della difficoltà. Quando sono arrivato la Federazione Greca mi ha presentato un gruppo di allenatori che mi avrebbe coadiuvato e che mi promisero avrebbero imparato l’inglese al più presto, ricambiati dalla mia riguardo al greco; dopo 5 anni abbiamo fatto tutti dei piccolissimi passi in avanti, ma penso che gli atleti hanno fatto il grosso del lavoro di comprensione. L’aspetto più piacevole è trovare sempre un sorriso di speranza dopo gli allenamenti o una gara anche se andati male.

14)  Quante società di canottaggio ci sono in Grecia, per un movimento di quante persone? Quanti i campi di gara e quali?

Come ho già detto ci sono 30 club ed il movimento attualmente è di 280 maschi e 151 femmine. I campi di gara accettabili sono veramente pochi, oltre al campo olimpico di Maratona c’è Ioannina a 70 Km da Iougoumenitsa (di fronte a Brindisi), a 400 m di altezza, è lungo 6 Km, è calmo la mattina, mosso nel pomeriggio. Poi c’è Kastoria, a 200 Km nord est da Ioannina, a 600 m di altezza a forma di anfiteatro quasi sempre calmo, questa città è famosa per il grande commercio delle pellicce. Ci sono altri campi di gara/allenamento nelle isole, ma sono difficilmente raggiungibili e poco attrezzati.

15)  Che cosa si fa in Grecia per promuovere il canottaggio, a quanti anni iniziano a remare?

In Grecia non esiste un vero e proprio sistema di promozione del canottaggio, i club fanno iniziare l’attività a 12-13 anni, ma gli allenatori di club, poco pagati, non spendono più di due ore nella società e si attivano solo fino ai campionati nazionali seguendo pochi atleti.

16)  Quanti giorni all’anno trascorri in Grecia?

Dipende dalle esigenze della squadra e della mia famiglia. Con la federazione ho fatto un patto chiaro, avrei mantenuto i miei impegni con loro se fossi  riuscito a bilanciare i miei interessi familiari con i risultati della squadra. Fino ad ora ci sono riuscito e spero di continuare, ovviamente se mi rendo conto che è necessaria una mia maggiore presenza prendo i provvedimenti necessari.

17)  Quali i tuoi obiettivi nel quadriennio che si concluderà con Londra 2012?

Tutte le federazioni prevedono miglioramenti e io dico sempre “avversari permettendo”. Per il 2012 sarebbe un buon traguardo ripetere due finali con altre due barche partecipanti con onore. Ma lo dico ben sapendo quanto sia difficile anche qualificare delle barche per le Olimpiadi visto che la Grecia è per numero di praticanti nell’area medio - bassa da sempre molto sensibile a sconvolgimenti.

18)  Conferenze FISA, Conferenze nazionali, interregionali: Quanta importanza ha l’aggiornamento per un allenatore? Con quale cadenza dovrebbe essere fatto? Nella propria nazione o anche all’estero?

Quella delle conferenze è una moda molto diffusa. Ritengo che siano un buon supporto di conoscenza per gli allenatori, ma non la soluzione per fare dei buoni allenatori. Ritengo che per gli allenatori sia più importante quello che succede dopo le varie conferenze, quanto tempo dedicano alla lettura, allo studio e all’analisi del proprio lavoro.

19)  In Italia esiste un’alta densità di allenatori capaci. Manca qualcosa secondo te all’allenatore italiano “tipo”, per essere migliore?

Sono da 9 anni fuori dal canottaggio italiano e non posso essere preciso su cosa manchi agli allenatori italiani, ormai parlo solo con pochi di loro.

Da osservatore, molto esterno, potrei azzardare la “FIDUCIA”, visto che è sempre un fatto buono averla e quando manca, spesso le cose vanno male.

Anche la necessità di INQUADRARE BENE IL PROPRIO RUOLO all’interno del movimento può essere importante, se si è bravi allenatori di club non è scontato essere anche bravi tecnici internazionali o perlomeno si può diventarlo, affrontando prima un serio percorso formativo che porti ai livelli che si desidera raggiungere.

 

20)  Rapporti con la FISA: parodiando Gino Bartali “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare?” o va bene così?

Questa domanda andrebbe fatta alla FISA. Io sono solo un membro della Commissione Agonistica e non ho peso politico.

Attualmente ci sono altri due italiani nelle commissioni della FISA Paola Grizzetti e Fabio Bolcic molto apprezzati dai propri capi commissione.

La mia candidatura nella Commissione Agonistica FISA in questo ultimo quadriennio è stata appoggiata dalla Grecia e dal Giappone, ben lieti di sostenermi per il quarto mandato consecutivo.

Non conosco le relazioni che attualmente corrono tra la FISA e la FIC, ma so che il presidente Oswald, molto noto nel mondo dello sport mondiale per la sua efficacia, è un uomo che tiene in grande considerazione le federazioni che mantengono gli impegni presi ed operano esclusivamente nell’interesse del canottaggio.

21)  Domani appendi il tuo contacolpi al fatidico chiodo. Che cosa fa, dove vive, di che cosa si occupa da quel momento Gianni Postiglione?

Questa fase prevede una lunga preparazione perché prima devo trovare il chiodo giusto, poi la parete che mi deve piacere e se in quel momento ho un cronometro nuovo mi dispiacerebbe se qualcuno passasse e se lo pigliasse.

Scherzi a parte, in questo momento mi sto veramente divertendo ad allenare e mi sento contraccambiato dai miei atleti. Ho progetti per il futuro sempre nel canottaggio anche in altri paesi e non ci penso molto a smettere con questo vizio, anche perché se il Padreterno mi conserverà in buona salute fisica e mentale, la mia esperienza continuerà a crescere e quindi potrò dare ancora molto agli atleti che hanno piacere a seguirmi. Sono comunque aperto a qualsiasi soluzione come la lettura, la pittura, lo sport praticato. Mi piacerebbe vivere a Napoli o in qualsiasi posto caldo dove posso vedere delle barche di canottaggio, di sicuro so che non farò il “critico del canottaggio”.

  

A Gianni Postiglione vada un sincero in bocca al lupo da parte dell'associazione Nazionale allenatori Canottaggio.

 

 

 
 
 

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