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      I FIGLI DI BEBO
 
Questo è stato il discorso di apertura di Massimo Prandini, allenatore della Sisport, in occasione della cerimonia tenutasi al 346 di corso Moncalieri, giovedì pomeriggio, 3 giugno al cospetto di centinaia di persone: l'ultimo saluto a Bebo Carando in quella che è stata la sua casa, assieme alla sua famiglia.
Una cerimonia spontanea e commovente alla quale sono orgoglioso di aver presenziato in qualità di compagno di barca, di amico, di collega, di Presidente dell'ANAC.
Si sono succeduti gli interventi sinceri, spontanei, inframezzati quelli di atleti, a quelli di allenatori, dirigenti, genitori. Un estremo saluto come avrebbe voluto lui, Bebo, un saluto alla sua maniera, con le parole che uscivano dal cuore, alla presenza di decine e decine di maglie bianco rosse dei ragazzi della Sisport, i suoi ragazzi, I FIGLI DI BEBO.
 
 
 

Siamo radunati qui, in sisport Fiat, per il saluto più significativo che potevamo fare al nostro Allenatore nonché amico, Bebo.

Io vorrei dire tante, troppe cose al nostro Allenatore Bebo, colui a cui ho sempre dato del Lei, ma forse è giunto finalmente il momento di dargli del Tu…

Vorrei dirLe, Bebo come Lei sa, che molte situazioni ho visto e vissuto al Suo fianco, come Suo atleta e in seguito come Suo “Secondo” e voglio raccontarne alcune perché queste sono le scene… sono ciò che più impresso mi rimane, in questi anni passati gomito a gomito…

Qui, in questo luogo, la Sua casa…per Lei e la Sua famiglia dove nasce questo Amore per il nostro Sport, e scusate il gioco di parole, esageratamente esagerato per lei, Bebo!!!... Questo Amore che forse solo oggi vedendo tutta questa gente per Lei, caro Bebo, riesco a comprendere e non comprendevo, anche quando eravamo io, Carla e Lei dentro il suo ufficio ad assistere alle kilometriche telefonate le quali potevano esordire con: “Uuueeehh Giuvaaa!!!” oppure “Ciao Spartaco!!!” o quando dentro l’hangar si rimaneva a controllare barche, a impalarle, ad aggiustarle, anche oltre la mezzanotte… perché, per la miseria, solo noi e sicuramente altri allenatori qui in mezzo, sappiamo cosa vuol dire continuare a -4 magari, alla ricerca dell’assetto perfetto unito a un gesto ciclico che sembra sempre uguale, ma che invece è sempre diverso nei suoi dettagli…perché Lei Bebo, sa cosa vuol dire curare il dettaglio…

Perché per Lei non contano le ore passate qui, nella Sua casa, almeno non tanto quanto i minuti e i secondi… e forse ancor di più i decimi di secondo… ma per lei sicuramente conta il Qui ed ora…

E stupito, infatti, rimasi ad ammirarLa quando con l’amico Eddy, guardavamo la gara del 4 + di Suo fratello Beppe, Los Angeles ’84… attonito rimasi, perché la guardava con gli occhi di chi per la prima volta assisteva a tale spettacolare evento sportivo...

E da lì proprio sul finire di quella gara, quasi come se la stessero trasmettendo in diretta dopo ben oltre vent’anni suonati, che prendeva il via al valzer dei Suoi racconti, Grande Bebo, del glorioso passato del Sisport Fiat Gr. Canottaggio…

Di quando al Fiat, l’Avvocato  Agnelli da Lei tanto stimato insieme al Grande Boniperti, la premiarono, come avveniva di consueto al termine di ogni importante stagione agonistica… e nel Suo ufficio c’è ancora quella foto della Sua imponente stretta di mano al Suo Avvocato  Gianni, quasi come se fosse ieri…

Di quando la vasca voga era una vasca all’aperto, proprio qui dove c’è il Suo ufficio…

O di quando mi raccontava di atleti, avversari eccelsi di quel periodo e ancor prima, come il grande Beppe Girone…

E di quando finalmente mi parlava dei suoi gioielli come Roberto Romanini e il suo compagno Falossi…quante volte l’ho sentita la loro storia…

Ma il suo valzer incalzava con passione sempre più forte, quando mi raccontava di Cascone e i suoi cani, dei suoi amici atleti di quel glorioso periodo… come il mitico Ustolin (definito da Lei una bestia del remo), Matteoli, Palma, Zeppegno e il Grande Paco, si proprio Lui Paco, il quale l’ha sempre definita il Suo più grande compagno di battaglia… ed è qui che allora conta anche per me il concetto del “qui ed ora”, perché Lei racconta questi aneddoti come se li stesse vivendo per la prima volta... ed ogni volta il suo racconto, ripetuto, prende piede…come se fosse la prima di ogni volta… e come è sempre la prima volta indossare questa maglia e il suo colore, quasi come se fosse cucita addosso ed ora, più che mai, si fa sentire troppo il suo immenso, pesante e forte peso.

Perché la Sua Sisport, caro Bebo, non è solo una scuola di Sport, ma è soprattutto una fucina di Uomini.

Tanti, troppi sono ancora i ricordi che mi girano in mente…le storie su nonno Adamo e sua mamma, le storie delle marachelle di suo fratello di  quando non lo trovavate, appeso chissà dove qui nel parco su di un albero…

 

Beh, concludendo Caro Bebo, a Lei che a me, Andrea, Jacopo, Simone, Ferruccio  e i suoi ragazzi, ci ha sempre definito come suoi figli, voglio dirLe che prima di trasmettermi alcuni degli insegnamenti per poter diventare forse in futuro un valido allenatore, sicuramente, come dice sempre il grande Paco, mi ha trasmesso un grande valore:

LA CULTURA DEL LAVORO. Base fondamentale per costruire tutto il resto.         

 Ora cari amici ho concluso e a Lei Bebo voglio dirle ancora una cosa, una richiesta che mi ha sempre fatto, ma che mai Le ho soddisfatto, quasi come se ci fosse un rispetto estremo sopra ogni cosa, come la sua smodata passione del resto… mi ha sempre chiesto di darle del tu ed ora è giunto il momento di dartelo…

CIAO BEBO, CI VEDIAMO DOPO, SUL TUO FIUME.

IL TUO ULTIMO SECONDO.

Massimo Prandini

 
 

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