Il
mio intervento dal titolo “Dissentire non è
tradire” della scorsa settimana, ha suscitato un
notevole interesse, se così si può dire, nei
giorni immediatamente successivi alla
pubblicazione, tanto che ho ricevuto telefonate
e mail sia dai diretti interessati, che da altri
che approvavano il fatto che se ne parlasse, ma
non per processare nessuno, quanto per riportare
la serenità in un ambiente che di serenità ne ha
bisogno per raggiungere obiettivi molto
importanti.
Mi è
stato chiesto il motivo del mio intervento e di
conseguenza dell’Associazione nello specifico
caso.
L’ANAC,
nella persona del suo Presidente è voluta
intervenire, solo ed esclusivamente per proporsi
da possibile intermediario in una situazione,
che a distanza di settimane, non aveva ancora
trovato forma di soluzione, e non, come invece
qualcuno può credere, o vuol far credere, per
mettere qualche allenatore della squadra
nazionale sulla graticola.
·
Sono
invece stato accusato per quanto scritto, di far
parte di una manovra destabilizzante. Niente di
tutto questo;
·
Sono
stato accusato di aver già processato qualcuno,
quando non è compito dell' ANAC processare.
·
Sono
stato accusato di aver formulato le mie idee
sulla base di documenti strettamente personali
che a quanto sembra sono girati in rete in
questi giorni. Non ho mai ricevuto nessuno di
questi documenti di cui si parla;
·
Sono
stato accusato di aver colpito alle spalle, dopo
che la FIC aveva istituito un canale
preferenziale di collaborazione con l’ANAC (ma
non dovrebbe essere cosa normale la
collaborazione?), mentre il mio intendimento
era solo ed esclusivamente quello di mettere sul
tavolo gli effettivi problemi del caso e
risolverli, dopo attenta valutazione, con
concretezza, decisione e tempestività.
L’unica ingenuità nella vicenda, perché tale è
stata, e della quale mi prendo tutte le
responsabilità del caso, è quella di non aver
sentito (prima di uscire con l’articolo), la
“seconda campana”, che, invece ringrazio per
avermi chiamato sabato pomeriggio e con la quale
sono stato, (mentre ero con la mia squadra a
Corgeno), per un’ora e mezza al telefono, e
dalla quale ho potuto apprendere la sua
personale versione.
Il
venire a conoscenza dell’una o l’altra versione,
non muta però il mio concetto personale di
allenatore, dove, sul gradino massimo della
scala dei valori sta il tecnico della nazionale:
Io
vedo l'allenatore della squadra nazionale come
il meglio che l'Italia possa esprimere, non solo
come capacità tecniche e quindi di risultato
finale, ma soprattutto come persona eticamente
corretta nei suoi comportamenti.
Penso anche che l'allenatore della squadra
nazionale sia scelto e pagato dalla Federazione
con il denaro pubblico anche per essere un
esempio per gli altri allenatori, per gli atleti
ed i dirigenti, oltre che per ottenere dei
risultati, mantenendo rapporti di stretta
collaborazione con queste figure, come anche con
i giudici arbitri sui campi di gara nazionali ma
soprattutto internazionali, dove il colore della
maglia, l’appartenenza orgogliosa ad una
nazione, per la quale essere il simbolo è di
importanza fondamentale.
Io
sono un docente, ed alle volte vorrei
controbattere con forza a qualche collega, a
qualche genitore, ma sono un insegnante, pagato
dallo Stato italiano per insegnare nel miglior
modo possibile, per avere pazienza, capire, e
far capire.
Io
devo rappresentare l’esempio per i miei alunni
come l’allenatore per i suoi atleti, per i
colleghi docenti, come per i colleghi
allenatori. Se questo non succedesse…giorno dopo
giorno, per i 203 giorni di scuola da settembre
a giugno, ebbene…sarei in difetto.
Questo è il mio pensiero.
Maurizio Ustolin