Walter
Bagliano in questi anni ha seminato
bene alla Canottieri Elpis di
Genova, fatto sta che la stagione
2010, una delle migliori di questi
anni sotto il profilo dei risultati
è coincisa con l’arrivo, nel club
ligure del Presidente Dodero, di un
personaggio, che a dire
straordinario è poca cosa: Bruno
Lantero.
Snobbato dalle società della Liguria
presso le quali aveva prestato in
passato la sua opera, dimenticato da
molti, Lantero è entrato nel club
genovese quest’anno portando il suo
bagaglio di esperienze, ma
soprattutto il suo carisma in una
Liguria affetta da sempre da grave
carenza di tecnici di alto livello.
Pochi
sanno quello che sto per
raccontarvi, perché la vera storia
del prof. Bruno Lantero, da lui di
sicuro non la sentirete mai.
Nasce
una cinquantina d’anni fa (52 se non
mi sbaglio), a Genova, legato da
subito, e come poteva essere
diversamente, al suo mare, tanto che
pratica ad ottimi livelli la pesca
subacquea, ma quella vera, in apnea,
quella che ti fa scendere a 30
metri, aspettare la preda,
catturarla e riportarla in
superficie, tanto per intenderci. E’
così che Bruno varca la soglia della
nazionale juniores di pesca, che
però lascia molto presto. Cacciare è
un bisogno dell’uomo da sempre,
farlo per sport non lo convince, e
lascia questa disciplina (ma solo la
parte agonistica!! Attenti!!), per
avvicinarsi al canottaggio. Passa
dalla Sampierdarenesi al servizio
militare con la Marina di Sabaudia
di Fabrizio Malgari, partecipando ai
mondiali pesi leggeri 1977 ad
Amsterdam.
Lì
perdo le tracce, che ritrovo poi
qualche anno dopo nella foresteria
del Fiat a Torino.
Bruno
Lantero si era iscritto all’ISEF, e
in occasione dei miei ultimi esami
presso lo stesso Istituto di Piazza
Bernini, condividiamo (un altro
diplomando è Gino Iseppi), la
fatidica giornata del diploma: 26
marzo 1981. Ho un piccolo nostalgico
ricordo. Gli altri candidati
attorniati da parenti ed amici alla
campanella che indicava l’entrata in
aula del futuro insegnante di ed.
fisica e all’uscita dopo la
discussione della tesi. Noi invece
facemmo reciproca funzione di
parenti e amici, per poi in fretta e
furia tornare lui al lavoro, io a
prendere il treno per tornare a
Trieste: entrambi con il diploma
ISEF in tasca.
Mi sono
dimenticato una cosa molto
importante, che dà la misura del
Lantero uomo. Nella sua permanenza a
Torino, in foresteria Fiat, Bruno si
era accollato un incarico non da
poco: quello di accudire al fratello
allora quattordicenne, fatto
arrivare da Genova, per poterlo
meglio seguire negli studi come
nella vita comune: grande uomo
Bruno!
Non
passano due anni, che i nostri
destini si incrociano ancora una
volta, e ci ritroviamo a Roma,
iscritti entrambi al Corso di
Specializzazione in Teoria e Pratica
del Canottaggio (quello che era
riconosciuto da Paolo d’Aloja come
Supercorso) presso gli impianti
dell’Acqua Acetosa: stessa camera.
Un periodo molto interessante quello
romano, che alterna le lezioni
teoriche ai fine settimana presso il
Centro Nazionale di Piediluco,
nell’epoca Nilsen, per la parte
pratica.
Sono
gli anni ’84 e ’85 che assieme
trascorriamo nei raduni e l’intera
estate con la squadra nazionale
juniores.
A Bruno
Lantero viene offerto (come a tutti
noi del Supercorso), un posto presso
il Centro Nazionale, ma le
condizioni non sono così propizie da
accettare. Per questo motivo ognuno
rientra in sede. Lui dopo una breve
esperienza presso alcuni club
remieri liguri, ritorna (ma l’ha mai
lasciata?) alla sua prima passione:
la pesca subacquea, immergendosi in
mare in ogni stagione, alternando
questo suo hobby all’insegnamento in
prima battuta come insegnante di
sostegno, presso un Istituto di
Masone in provincia di Genova. 34 km
al giorno, per poi andare ad
immergersi nel suo mare. Una
disciplina dura che ha forgiato sin
dall’inizio il corpo come il
carattere, che lo ha abituato ad
arrangiarsi, a trovare sempre nuove
strategie per raggiungere il suo
obiettivo.
Oggi
Lantero insegna a Genova, in una
scuola tutto sommato abbastanza
vicina a casa, e le porte del
canottaggio allenato gli si sono
spalancate. L’Elpis, sotto la guida
sua e di Bagliano ha fatto passi da
gigante, conquistando due titoli
italiani nella stessa
manifestazione: Boccuni nel singolo
under 23 PL e Mumolo nel singolo
ragazzi, ed il bronzo di Travi e
Torresi nel 2 senza under 23
femminile. E’ ancora storia alle
selezioni, con Boccuni che stacca il
biglietto per Brest, Mumolo quello
per la Coupe de la Jeunesse di
Hazewinkel, e la Arianna Costadura
ai mondiali juniores.
Una
settimana fa alle selezioni a
Piediluco, mi avvicinò Marco Dodero,
Presidente dell’Elpis, dicendomi:
“Ma hai visto Lantero? Sono stato io
a riportarlo al canottaggio. Perché
non lo tenete in considerazione? Hai
visto che lavoro sta facendo con
Bagliano in società?”
Caro
Marco Dodero, se mi hai letto fino a
qui, avrai capito da solo che
conosco ed ho apprezzato come uomo,
come allenatore e come amico, Bruno
Lantero, da oltre trent’anni, forse
qualcuno in più di quello che lo
conosci tu. Per questo, con me
sfondi una porta aperta.”
Mi è
stato chiesto qualche mese fa da un
CT azzurro che cosa pensassi di
Bruno per un suo eventuale
inserimento in nazionale. Forse
dalle poche righe che ho scritto
traspare il mio pensiero. E non
aggiungo altro.
Bravo
Bruno!
Maurizio Ustolin