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 Filippi Lido

 

 
      L'OPINIONE DI ANTONIO LA PADULA
 

Al Presidente F.I.C.
Ai componenti Consiglio Federale F.I.C.
Al Direttore Tecnico
All’Anac
Canottaggio.org
Canottaggio magazine
Al V. presidente CNS

Oggetto: Mie considerazioni sull’attività coi giovani

Apprendo in questo momento, consultando il sito della federazione, del raduno pre Mondiale pesi leggeri, e con mio enorme rammarico noto l’assenza nella lista degli atleti convocati di tutti i vincitori, con un’unica eccezione, dell’ultimo mondiale Under 23. Il mio rammarico non è conseguente a spirito campanilistico, in quanto tra i 15 convocati sono presenti ben 4 atleti nati nella società che mi onoro di allenare, bensì a un puro spirito di giustizia meritocratica. Che senso ha, mi chiedo, fare progetti per la crescita e il supporto dei giovani talenti quando questi, pur dimostrando con risultati su risultati il loro valore, non vengono presi in considerazione per manifestazioni tanto importanti? La maggior parte di questi giovani si allena con enormi sacrifici, 2 volte al giorno, 7 giorni su 7, non percependo alcun compenso, ma solo perché crede nell’impegno serio, che prima o poi, forse, porterà dei risultati. E quando dovranno arrivare le gratificazioni se nemmeno un oro al mondiale di categoria, dimostrazione di un periodo eccellente di forma, gli può regalare la soddisfazione di una convocazione, foss’anche come riserva, nel gruppo di lavoro, obiettivo finale, e massima aspirazione della carriera sportiva, di qualsiasi atleta punti ad attività di vertice? Con che animo continueranno a fare sacrifici se vedono che quelli fatti non sono stati tenuti in debita considerazione, visti i risultati comunque conseguiti nell’arco dell’anno? Quali motivazioni dobbiamo, noi tecnici di società, addurre per spiegare loro che forse non sono stati convocati solo i più meritevoli di attenzione? Con quale animo gli dovremo dire di stringere i denti e lavorare, lavorare lavorare. Cosa ci dovremo inventare per scatenare una motivazione che sicuramente una convocazione di questo tipo avrebbe automaticamente portato? E dove dovremmo trovare, anche noi tecnici, le motivazioni per proseguire coi sacrifici che facciamo se ci vengono tolte anche queste soddisfazioni? Non si chiedeva per questi ragazzi l’inserimento automatico in equipaggi, ma solo il fargli rendere conto che chi di dovere li aveva visti e seguiti, si stava interessando di loro, sapeva della loro esistenza come atleti di valore. Era forse chiedere troppo ampliare la rosa numerica dei convocati? Pur rendendomi conto delle ristrettezze economiche in cui si versa, visto che anche le società non navigano nell’oro, anzi, un segno di attenzione e di apprezzamento per quanto facciamo ogni giorno, insieme a questi giovani, sarebbe stato un ulteriore spinta a credere in quello per cui ci si sacrifica. Avevo avuto modo di parlare mesi fa, di queste mie considerazioni, con il commissario tecnico del settore, ma prendo atto che nemmeno i rapporti interpersonali hanno più valore.

Cordialità

Antonio La Padula

 
 
 

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